Al Vittoriano Pollock e la scuola di New York
Di sezione in sezione il visitatore si lascerà guidare da tele rivelatrici di una spazialità nuova, determinata dal colore chiaro e scuro e da tele che assumono via via la connotazione di “campo”
Un’immersione nel colore. È l’esperienza sensoriale concessa al visitatore della mostra al Vittoriano “Pollock e la scuola di New York”. I “vortici scintillanti d’energia impalpabile” (Rosenblum) dei colori dell’opera “Number 27” di Pollock, i giochi chiaroscurali del bianco e del nero di Kline, la monocromia di Reinhardt e i colori primari di Hofmann (per citarne alcuni) accompagnano il visitatore in un percorso espositivo che ricostruisce la parabola degli action painters: i pittori d’azione statunitensi degli anni ’50, che dipingevano gettando, facendo colare o sgocciolare (dripping) il colore sulla tela. Pittori dalla vita sregolata e con radici nella cultura europea che sperimentarono un linguaggio artistico innovativo: l’espressionismo astratto.
Abbandonata la pittura figurativa tradizionale da cavalletto, quadri di grandi dimensioni comunicano all’osservatore una sensibilità, un’energia interiore e universale, permeate dall’influenza delle teorie junghiane. Gli irascibili, epiteto coniato in risposta alla loro esclusione da un’importante mostra organizzata dal Metropolitan Museum di New York, influenzarono non sono l’arte degli anni ‘50, ma anche quella moderna. All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, mentre l’Europa era impegnata nella ricostruzione, New York divenne il centro propulsore dell’arte e gli irascibili furono i protagonisti di quest’intensa attività culturale, grazie anche al contributo di critici e collezionisti, come Peggy Guggenheim.
La mostra si apre e chiude idealmente con la fotografia che li ritrae insieme, scattata da Nina Leen per essere pubblicata insieme alla lettera di protesta indirizzata al Direttore del Metropolitan Museum. Protesta dalla quale scaturì la loro rivoluzione artistica. In mostra una selezione di 50 opere, provenienti dalla collezione permanente del Whitney Museum of American Art, dalle quali si evince l’intensità poetica e l’immediatezza dei dipinti. Un percorso emozionale corredato da filmati, proiezioni fruibili stesi su divanetti di pelle e corridoi immersivi. Allestimento multimediale, al quale sempre più si ricorre nelle recenti esposizioni, gradito più da un pubblico occasionale o straniero che da intenditori e italiani. Interessante il filmato originale che ritrae il modus operandi di una fase artistica di Pollock, chino sulla tela che giace per terra nell’atto di far gocciolare la pittura dal barattolo.
Di sezione in sezione il visitatore si lascerà guidare da tele rivelatrici di una spazialità nuova, determinata dal colore chiaro e scuro e da tele che assumono via via la connotazione di “campo”, sedi di liberazione di energia interiore e meditazione, atta a coinvolgere chi le osserva. Lungo gli oltre 3mt di lunghezza dell’opera “Number 27” in cui colori scuri e chiari, oro e argento s’intersecano, si poserà lo sguardo sulle forme geometriche di Gottliebe e Motherwell; si apprezzerà l’assemblaggio di scarti ferro di Smith nella scultura “Combattimento di galli”, e l’astrattismo di de Kooning, che mai abbandona la figurazione, conservando la presenza di elementi realistici. Infine s’arriverà alla pittura più meditativa di Rothko, che trova un’ideale realizzazione vicina al misticismo, alla fine degli anni 60, nella cappella dei coniugi de Menil a Houston, in Texas, nota come Rothko Chapel.
Pollock e la Scuola di New York c/o Complesso del Vittoriano – Ala Brasini. Fino al 24 febbraio 2019. Curatori: David Breslin, Carrie Springer con Luca Beatrice. Orari: dal lunedì al giovedì 9.30 – 19.30;venerdì e sabato 9.30 – 22.00; domenica 9.30 – 20.30 (la biglietteria chiude un’ora prima). Biglietti (audioguida inclusa): Intero € 15,00 Ridotto € 13,00; Universitari (senza limiti d’età) € 7,00 ogni martedì escluso i festivi. Informazioni e prenotazioni: T.+39 06.8715111
9 novembre 2018

