Ambarus: «Servono cristiani sovversivi» contro la tratta

La celebrazione con il vescovo a San Gabriele dell’Addolorata, alla vigilia della Giornata mondiale di preghiera. «Ognuno di noi è chiamato a farsi carico del fratello». La testimonianza di una giovane di origini rom accolta a Casa Magnificat

L’appello di Papa Francesco, le sue intenzioni di preghiera per le vittime della tratta di esseri umani sono state accolte con grande partecipazione dalla parrocchia di San Gabriele dell’Addolorata, al Tuscolano. La liturgia preparata per avvicinare la comunità alla XI Giornata mondiale di riflessione e preghiera contro la tratta di persone ha visto tante persone presenti, con tantissimi giovani: non solo gli scout che pure hanno animato la veglia con i canti, ma tanti ragazzi che hanno raccolto un invito scomodo, quello ad essere «sovversivi», come ha detto il vescovo ausiliare Benoni Ambarus, coordinatore in diocesi per l’ambito della Diaconia della carità.

«I cristiani, se sono tali, sono sovversivi», dice don Ben riferendosi alla lettura del sesto capitolo di Luca. «Il Vangelo è sovversivo perché mette in discussione lo stato delle cose, le ingiustizie di un mondo basato sull’amore per il potere. Gesù – prosegue – guarda ai disgraziati e agli schiacciati; il Vangelo è per i poveri, gli spezzati e i prigionieri. Ognuno di noi è chiamato a farsi carico del fratello». Gli fa eco il parroco don Paolo Verderame, quando dice che «la più grande ingiustizia verso la fede è il tepore: o decidiamo di farci scaldare da Dio o non porteremo frutto» e rivolge un invito a tutta la comunità: «Spero che stasera ci portiamo via la certezza che o cambiamo il nostro modo di vivere la fede e il Vangelo, o siamo definitivamente nella schiera degli indifferenti».

Il motivo è concreto: la Giornata che si celebrerà il prossimo sabato 8 febbraio, in concomitanza con la memoria liturgica di santa Giuseppina Bakhita, la religiosa canossiana di origini sudanesi e schiava, portata in Italia e liberata a cavallo tra ‘800 e ‘900, proclamata santa da san Giovanni Paolo II nell’Anno Santo del 2000. Papa Francesco ha raccolto questo testimone e da tempo insiste nel denunciare la mercificazione dell’umano, la tratta che coinvolge uomini e donne ma anche tanti minori, in larga parte per lo sfruttamento sessuale, nei casi più drammatici per il traffico di organi.

Toccante la testimonianza di una ragazza di origini Rom, fuggita dal campo in cui viveva quando ha capito che la sua famiglia voleva costringerla a un matrimonio combinato. Ha trovato rifugio a Casa Magnificat, un appartamento messo a disposizione in comodato d’uso dalla parrocchia di San Gabriele, gestito da suor Rita Giaretta, orsolina, da anni impegnata nella lotta alla tratta, che ha accolto la ragazza e l’ha aiutata a rifarsi una vita, a diventare indipendente economicamente e a ritrovare il sorriso.

La voce della giovane trema per l’emozione mentre parla e racconta la sua esperienza. «Voglio studiare ancora, perfezionarmi come estetista, migliorare il mio italiano [ride], sogno una famiglia mia piena di amore». L’applauso è corale, l’abbraccio alla fine della celebrazione arriva dai tanti presenti che hanno potuto vedere e toccare l’impegno della Chiesa nel ridare la vita a chi sfugge a quella che Giovanni Paolo II definiva «una delle piaghe del corpo di Cristo», la tratta di esseri umani.

7 febbraio 2025