Amnesty chiede «urgenti modifiche ai decreti sicurezza»

«Hanno generato ghettizzazione e povertà». Ruffini (Amnesty Italia): «Oltre a non risolvere alcun problema, sono semplicemente disumani»

“I sommersi dell’accoglienza”. Questo il tema del briefing tenuto ieri, 22 gennaio, a Roma da Amnesty International Italia, curato dal ricercatore e sociologo Marzo Omizzolo. Al centro, il tema dei decreti sicurezza che, a detta dell’organizzazione internazionale, «hanno peggiorato il sistema di accoglienza in Italia e stanno generando ghettizzazione e povertà, sia economica sia sociale. Una situazione da non sottovalutare perché sta provocando l’aumento di vittime dello sfruttamento lavorativo e delle attività criminali, come dimostrano i processi aperti».

Per Omizzolo, «gli effetti del decreto legislativo 113/2018 si sono diffusi su ambiti diversi dell’accoglienza e dunque sulla vita complessiva dei migranti in Italia e in particolare dei richiedenti asilo portando a una progressiva marginalizzazione e precarizzazione». Di qui la richiesta al governo italiano di «applicare modifiche urgenti alla normativa vigente in materia di protezione internazionale e immigrazione». A cominciare dall’«assicurare a tutte le persone che entrano in Italia l’esercizio reale del diritto fondamentale a chiedere protezione ed accoglienza». Ancora, si chiede di «adottare misure per impedire ai beneficiari di protezione umanitaria di perdere il proprio status per evitare che precipitino in condizioni di marginalità e sfruttamento e divenire così preda di organizzazioni criminali; garantire la regolarizzazione per coloro che sono finiti in condizioni di illegalità per via degli effetti del cosiddetto decreto sicurezza; consentire la registrazione anagrafica anche ai richiedenti asilo».

I nuovi bandi per i centri di prima e seconda accoglienza, ricordano da Amnesty, non prevedono più la necessità di garantire l’insegnamento della lingua italiana, il supporto alla preparazione per l’audizione in Commissione territoriale per la richiesta di asilo, la formazione professionale e la positiva gestione del tempo libero. I centri di accoglienza collettiva subiscono quindi un taglio dei finanziamenti pro die pro capite fino al 28%, da 35 euro a 25,25 euro per le strutture in grado di accogliere tra i 51 e i 300 richiedenti asilo, mentre ancora più penalizzata risulta l’accoglienza diffusa con tagli fino al 39%. «Le misure previste –  ha ribadito Gianni Rufini, direttore di Amnesty International Italia -– hanno un impatto devastante sulla vita delle persone presenti sul territorio italiano, togliendo loro un’identità, trasformandole in fantasmi privandole di alloggio o di cure mediche. Oltre a non rappresentare la soluzione di alcun problema sono semplicemente disumane».

23 gennaio 2020