Amnesty International e la «campagna segreta di sterminio» del governo siriano
La denuncia dell’associazione: esecuzioni extragiudiziali pianificate nella prigione di Saydnaya. In 5 anni, 13mila vittime. Per lo più civili
Si intitola “Il mattatoio di esseri umani: impiccagioni di massa e sterminio nella prigione di Saydnaya” il rapporto diffuso oggi, martedì 7 febbraio, da Amnesy International. Un documento di denuncia della «campagna pianificata di esecuzioni extragiudiziali mediante impiccagioni di massa» portata avanti dal governo siriano «dal 2011 al 2015» all’interno della prigione in questione, di cui si mettono sotto accusa anche «le condizioni inumane di detenzione, tra cui torture reiterate e diniego sistematico di cibo, acqua, medicinali e cure mediche. Questa politica di sterminio – si legge nel documento – ha causato la morte di tantissimi detenuti. Pratiche che costituiscono crimini di guerra e crimini contro l’umanità, autorizzate dai livelli più alti del governo siriano».
Il rapporto di Amnesty International si basa su «un’intensa indagine durata un anno, dal dicembre 2015 al dicembre 2016, attraverso interviste a 84 testimoni (tra i quali ex secondini e funzionari della prigione di Saydnaya, ex detenuti, giudici e avvocati) e ad esperti siriani e internazionali sulla detenzione in Siria». Già un precedente rapporto di Amnesty International, pubblicato nell’agosto 2016 insieme a una ricostruzione virtuale della prigione di Saydnaya, aveva stimato che più di 17mila persone erano morte in Siria a causa delle inumane condizioni di detenzione e della tortura dal 2011, anno dell’inizio della crisi. A quel numero vanno ora aggiunte le altre 13mila morte a seguito delle esecuzioni extragiudiziali denunciate in questo rapporto.
La richiesta alle autorità siriane è di «porre immediatamente fine alle esecuzioni extragiudiziali, alle torture e ai trattamenti inumani nella prigione di Saydnaya e in tutte le altre carceri governative in Siria», dichiara Lynn Maalouf, vicedirettrice delle ricerche presso l’ufficio regionale di Beirut di Amnesty International. «A Russia e Iran, i più stretti alleati del governo di Damasco – prosegue -, chiediamo di sollecitare la fine di queste politiche di assassinio. I prossimi colloqui di pace di Ginevra non possono ignorare queste conclusioni e devono porre nell’agenda dei lavori la fine delle atrocità nelle prigioni governative siriane. L’Onu – conclude – deve avviare subito un’indagine sui crimini commessi nella prigione di Saydnaya e pretendere l’ingresso di osservatori indipendenti in tutti i luoghi di detenzione».
7 febbraio 2017

