Antonio Albanese: ritratti di provincia
Si apre su uno scenario di uomini in forte difficoltà esistenziale “Lavoreremo da grandi”, nelle sale dal 5 febbraio. Un titolo che opta per un futuro desiderativo, che ben si addice ai personaggi
Sulle sponde del lago d’Orta (in Piemonte ad Ovest del Lago Maggiore) va alla deriva la barca di Gigi, da sempre disoccupato, ubriacatosi dopo aver scoperto che una zia non gli ha lasciato niente in eredità. Viene soccorso da due amici, Umberto e Beppe. Su questo scenario di uomini in forte difficoltà esistenziale si apre Lavoreremo da grandi, nuovo film di Antonio Albanese in sala dal 5 febbraio. Umberto è un aspirante compositore in crisi artistica e finanziaria, ha due matrimoni alle spalle da cui ha avuto due figli, Toni dal primo e Giulia dal secondo; Beppe fa l’idraulico, è celibe, vive con la madre con poca voglia di cambiare le cose. Il gruppo viaggia sul bilico di situazioni estremamente precarie. Per cui è inevitabile che una notte, impegnati a proteggere Gigi dall‘ennesimo stato comatoso, incappino in un incidente che sconvolgerà le loro vite prive di direzione.
L’ambientazione collocata nel poco frequentato lago d’Orta, e il film presentato al Cinema Teatro Sociale di Omegna in provincia di Verbania, chiariscono l’attenzione di Albanese per certi spaccati di vita provinciale talvolta così profondi da risultare non rintracciabili. Antonio Albanese nasce ad Olginate (Lecco) nel 1964 e i genitori sono entrambi originari di Petralia Soprana, in provincia di Palermo. Dal profondo Sud al profondo Nord, il cammino dell’attore appare esemplare di un percorso in grado di ricoprire tutte le suggestioni, le sfumature, le diversità che popolano il nostro Paese.
In effetti, a partire dai primi anni ’90, la sua carriera, decollata grazie alla partecipazione ad alcune fortunati programmi televisivi, ha ben presto allargato il proprio orizzonte sul cinema. Il suo primo film per il grande schermo, Uomo d’acqua dolce, è datato 1997. Dopo, altri titoli (La fame e la sete, 1999; Il nostro matrimonio è in crisi, 2002; Contromano, 2018) che indicano la preferenza per un cinema tendenzialmente brillante con venature tra il comico e il surreale. Da ultimo con Cento domeniche, 2023, il regista ha virato decisamente nel drammatico con una storia intrisa di disperazione e rabbia sociale.
L’alternanza tra il genere leggero e uno più serio e riflessivo segna molte sue interpretazioni al cinema (i film di Pupi Avati La seconda notte di nozze, 2005; di Silvio Soldini Giorni e nuvole 2007; Come un gatto in tangenziale di Riccardo Milani 2017) arricchendo molto la sua carriera artistica. Qui una sponda importante è segnata dai suoi compagni di strada, quali Giuseppe Battiston (Beppe) e Nicola Rignanese (Gigi). Da ultimo una notazione va spesa per il titolo, solo in apparenza lasciato al caso: opta per un futuro desiderativo, che ben si addice a personaggi colti nel pieno delle rispettive “rose che non colsi”.
16 febbraio 2026

