Apostolato accademico salvatoriano, la festa per i 25 anni

La Messa con De Donatis al Divino Amore e l’incontro con famiglie e consacrati: A Roma attivi 3 consultori. Il presidente Luparia: «La nostra società è infantile»

Intelligenza artificiale, 5G, big data. «Siamo in piena rivoluzione tecnologica. Eppure la nostra società è infantile», racconta Marco Ermes Luparia, diacono permanente, psicoterapeuta e presidente dell’Apostolato accademico salvatoriano che compie 25 anni. Per festeggiare, sabato 15 giugno alle 11, al Santuario Nuovo del Divino Amore, ci sarà una Messa celebrata dal cardinale vicario Angelo De Donatis. Prima, alle 10, un incontro dove verrà presentata a De Donatis l’attività dei 25 anni. Saranno presenti le famiglie, i rappresentanti delle diocesi, i consacrati e quanti, a vario titolo, in questi anni hanno conosciuto l’Apostolato accademico salvatoriano.

A Roma i Salvatoriani operano in diversi ambiti. Sono a fianco di famiglie, consacrati, comunità. Hanno tre consultori a Tor de’ Cenci, Acilia, Gregna Sant’Andrea. «Ci troviamo all’interno di un tessuto sociale caratterizzato da una forte immaturità. È come se le persone fossero rimaste bambine e il bambino quando si arrabbia si comporta con spirito vendicativo, prende e rompe. Riduce tutto a oggetto», spiega Luparia. Una società che vent’anni fa, quando i Salvatoriani iniziarono la loro attività, era adolescenziale: «Avevamo adulti che si comportavano da eterni adolescenti e ora una società di bambini – continua Luparia -. Si è in preda ad un delirio di onnipotenza. Le persone sono ridotte a cose e questo lo vediamo negli episodi in cui si uccide l’ex. E chi ha il rapporto con le cose? Il bambino». L’altro nervo scoperto è la violenza, «cresciuta molto, soprattutto in ambito familiare. I ragazzi la impararono in famiglia con genitori bulli», spiega Luparia.

In questi 25 anni i consultori sono un osservatorio da cui si coglie come sia cambiato il disagio. «Prima le separazioni erano basate sul senso di colpa, quello che faceva saltare il matrimonio era il tradimento, oggi l’unione salta sul nulla. La frase è: “Mi dispiace non ti amo più e voglio restare solo”. Basta poco per rompere una storia. Non è malato l’amore ma la persona», aggiunge Luparia. Ad avere causato queste ferite, la sottrazione continua di tempo: «I genitori vivono poco con i figli, per cui quando stanno insieme non danno regole ma sono accondiscendenti. Anche il tempo dell’amore è ridotto: non basta la qualità, ci vuole anche la quantità. Stare meno insieme apre vuoti che poi si manifestano in modo drammatico e le persone diventano mendicanti di amore. E questo porta a fare grandi errori».

Come ritrovare la bussola? «Da una parte l’uomo deve recuperare il maschile e femminile, ci dobbiamo incontrare. Si è aperto un baratro. E dall’altra parte, nella società, media e politica devono uscire da un clima conflittuale che crea divisioni e un messaggio ambivalente, nel senso che si propone un messaggio costruttivo che non viene messo in pratica».

12 giugno 2019