Approvato il decreto Salvini su “Immigrazione e sicurezza”

Il testo ora all’attenzione del Parlamento, «che potrà esaminarlo e migliorarlo». 42 articoli suddivisi in 4 titoli, su argomenti molto eterogenei. Il timore delle associazioni: «Si creano più irregolari»

Approvato all’unanimità ieri mattina, 24 settembre, dal Consiglio dei ministri il cosiddetto “decreto Salvini”, nel quale sono confluiti i due provvedimenti ipotizzati in origine in materia di immigrazione e sicurezza. Se è vero infatti che sono questi i due assi portanti del testo, è vero anche nei 42 articoli suddivisi in 4 titoli trovano spazio argomenti molto eterogenei: dalle occupazioni abusive ai beni confiscati ai mafiosi fino al trattamento del personale dell’amministrazione civile, per citarne alcuni. Ora il testo arriva «tranquillamente»  all’attenzione del Parlamento, «che potrà esaminarlo e migliorarlo», ha spiegato nella conferenza stampa che si è svolta a Palazzo Chigi dopo la riunione del Consiglio il ministro dell’Interno Salvini: «Il testo non è blindato». Nelle parole del vice premier, si tratta di «un passo avanti per combattere mafiosi e scafisti, per espellere più velocemente delinquenti e finti profughi, per togliere la cittadinanza ai terroristi, per dare più poteri alle forze dell’ordine».

Molte le reazioni, a fronte di un provvedimento che fa discutere a cominciare dalla scelta di fondo di trattare il tema immigrazione in termini di sicurezza, sottolineata anche dal segretario uscente della Cei Nunzio Galantino. Per il vescovo, è «strano che si parli di immigrati all’interno del decreto sicurezza. Inserirlo lì significa giudicare già l’immigrato per una sua condizione, per il suo essere immigrato e non per i comportamenti che può avere». I timori principali però riguardano la stretta in tema di diritti fondamentali e la possibilità di vedere aumentare in maniera significativa gli immigrati irregolari. Il cambiamento più rilevanti introdotto dal decreto Salvini infatti riguarda l’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, che consentiva l’accoglienza di persone bisognose di tutela anche al di fuori dei circuiti di protezione internazionale ordinari. La protezione umanitaria viene “normata” con dei permessi «speciali» temporanei, relativi a sei fattispecie, tre delle quali già previste dalle norme in vigore (vittime di tratta, di violenza domestica, di sfruttamento lavorativo) e tre specificate nel nuovo decreto (condizioni di salute di eccezionale gravità, provenienza da Paesi colpiti da calamità naturali e riconoscimento di atti di particolare valore civile). Non è parte del decreto ma è prevista entro l’autunno anche la revisione dei costi per l’accoglienza dei migranti: il ministro ha spiegato che «i famosi 35 euro verranno rivisti in base alla media europea con un netto taglio delle spese. Contiamo su un risparmio di un miliardo e mezzo di euro all’anno, se si manterrà la riduzione degli sbarchi». Soldi, ha chiarito, che «verranno rinvestiti in sicurezza».

Il decreto ridimensiona anche lo Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, che pure era considerato da operatori ed esperti l’esempio più virtuoso di accoglienza per il suo carattere diffuso e il coinvolgimento delle comunità locali. Potranno accedervi soltanto i titolari di protezione internazionale e i minori stranieri non accompagnati. Aumenta di contro l’elenco dei reati che, in caso di condanna definitiva, comportano il diniego o la revoca dello status di rifugiato. Per bloccare la domanda di protezione internazionale e avviare la pratica di espulsione sarà sufficiente invece la «pericolosità sociale» o una condanna in primo grado. E il termine massimo di trattenimento nei centri di permanenza viene raddoppiato: da 9 a 180 giorni. L’obiettivo, ha spiegato il ministro, è «facilitare i rimpatri», per i quali vengono anche stanziati fondi: 500mila euro per il 2018 e 1,5 milioni per il 2019 e 2020. Tempi più lunghi infine per la concessione della cittadinanza: da 2 a 4 anni per la risposta. Prevista anche la possibilità di revoca, ma solo in caso di condanne definitive per reati di terrorismo. Ancora, il decreto esclude l’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo e vieta il reingresso di coloro che sono stati espulsi da altri Paesi dell’area Schengen.

In chiave di lotta al terrorismo vengono fissate nuove regole per il noleggio di autoveicoli e si estende l’applicazione del Daspo per le manifestazioni sportive e del Daspo urbano – in occasione di eventi come fiere, spettacoli e così via -, vietando agli indiziati l’accesso agli eventi pubblici. Tra le norme, anche il potenziamento del ruolo della polizia locale, alla quale si estende la possibilità di sperimentare le armi a impulsi elettrici nei Comuni superiori ai 100 mila abitanti. Si inaspriscono anche le pene per le occupazioni abusive di edifici e terreni. Previsti infine interventi per potenziare l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati.

Ora il decreto attende la firma del Capo dello Stato, dopo di che dovrà essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni, senza escludere modifiche e integrazioni. Intanto però si alza la voce delle organizzazioni umanitarie. «L’annullamento della protezione umanitaria è una scelta grave che spinge verso forme di esclusione sociale i migranti più vulnerabili», dichiara il presidente della Comunità Papa Giovanni XIII Giovanni Paolo Ramonda, guardando con preoccupazione anche alle nuove norme in tema di accoglienza. Il successore di don Oreste Benzi alla guida della Comunità osserva infatti che «il sistema di accoglienza e integrazione Sprar è considerato all’estero un’eccellenza italiana. La sua destrutturazione espone il Paese a un aumento dell’irregolarità: il contrario di quel che vuol perseguire il governo. La giusta necessità di governare in modo sostenibile l’immigrazione – conclude – non può andare a discapito della dignità, dei diritti e delle libertà delle persone che migrano alla ricerca di una vita migliore».

Preoccupazione anche nella nota diffusa dal Centro Astalli. «L’unificazione del Decreto sicurezza e del Decreto immigrazione in un unico testo di legge ci pare fuorviante e sbagliata – osservano dalla struttura dei Gesuiti -. Ancora una volta si va a reiterare la nefasta equazione che assimila i problemi di sicurezza interna, come criminalità organizzata e terrorismo, al tema della gestione delle migrazioni e in particolare delle migrazioni forzate, che ben altro sforzo legislativo richiedono in termini di programmazione, gestione e integrazione dei migranti». La riforma dello Sprar e «l’esclusione da questo tipo di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale» vengono definiti «un arretramento sostanziale»: in questo modo «viene meno il principio fondamentale secondo cui la riuscita di un percorso di integrazione debba partire dalla prima accoglienza, come chiaramente espresso anche nel Piano integrazione per i rifugiati del ministero dell’Interno». Il presidente del Centro Astalli padre Camillo Ripamonti parla senza mezzi termini di «passo indietro» dal momento che «non si tiene conto da un lato delle vite e delle storie delle persone e dall’altro del lavoro di costruzione che da decenni tante organizzazioni umanitarie e di società civile hanno fatto in stretta collaborazione con le istituzioni, in particolare con gli enti locali, in un rapporto di sussidiarietà che ha rappresentato la linfa vitale del welfare del nostro Paese».

25 settembre 2018