Aquarius vicina all’Asinara. Cibo e giocattoli dalla Guardia costiera

Il 14 giugno la Dattilo della Guardia costiera italiana ha cambiato rotta per il maltempo. «Situazione calma ma le persone sono esauste». Arrivo a Valencia previsto per il 17 giugno

«Siamo quasi in prossimità dell’Asinara. Vento 15 nodi e onde di 1,6 metri. Notte tranquilla fino alle Bocche di Bonifacio. Arrivo previsto a Valencia domenica mattina ore 8. Questo è il 6° giorno a bordo dei nostri ospiti. Ieri sera verso Olbia rifornimento di cibo e giocattoli dalla Guardia costiera». È Alessandro Porro, membro del team di soccorso della Sos Méditerranée a bordo dell’Aquarius, a raccontare il viaggio verso il “porto sicuro” di Valencia della nave che ospita una parte dei 629 migranti (tra cui 123 minori soli, 11 bambini e 7 donne in gravidanza) salvati il 9 giugno scorso in diverse operazioni coordinate dalla Guardia costiera italiana.

Il porto di Valencia è stato offerto l’11 giugno dal governo spagnolo guidato da Pedro Sánchez dopo che il ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini ha negato l’attracco, chiudendo i porti. A partire dal 12 giugno la nave, scortata da 2 navi della Guardia costiera e della Marina militare italiane, la Dattilo e la Orione che hanno accolto rispettivamente 274 e 250 persone, ha fatto rotta verso la Spagna. Sull’Aquarius sono rimasti in 106, di cui 51 donne, 45 uomini e 10 bambini. Ieri, 14 giugno, la Dattilo, nave della Guardia costiera italiana che guida il convoglio ha deciso di cambiare rotta: lo ha raccontato Sos Méditerranée con un tweet in cui spiega che «Aquarius proseguirà lungo la costa orientale della Sardegna per ripararsi dal maltempo (onde di 4 metri e vento a 35 nodi), altrimenti insopportabile per le persone a bordo, esauste, scioccate e con il mal di mare».

Il 14 giugno intorno alle 7 del mattino l’Aquarius si trovava verso la Sardegna orientale. Come racconta Porro, «con vento a 35 nodi e onde di tre metri. I passeggeri hanno tutti dormito al coperto e hanno ricevuto trattamenti contro il mal di mare. Negli spazi aperti della nave sono stati predisposti dei corrimano perché è difficile stare in piedi». Verso le 18.30 il convoglio con le 3 navi si trovava di fronte al Golfo di Orosei, «il mare è calmo e il vento si è abbassato. Molte persone sono sul ponte a guardare la Sardegna. Sullo sfondo c’è chi dorme, chi lava la biancheria e chi gioca a dama su una scacchiera auto costruita. La situazione sembra più calma degli ultimi giorni, anche se le persone che abbiamo soccorso sono esauste. Molti continuano a chiedere “quando arriveremo?”».

Sei giorni in mare. Uno sui gommoni partiti dalla Libia, 5 sull’Aquarius. E prima, per mesi nei centri di detenzione libici. «I mediatori culturali cercano di capire cosa hanno passato – racconta Porro -. Queste persone raccontano di rapimenti, stupri e torture». Uno dei ragazzi salvati, un 18enne, ha raccontato della notte in cui è stato soccorso, il 9 giugno. «Eravamo in 135 sul gommone. Quando siamo partiti era completamente buio. Nessuno di noi aveva un salvagente. Loro volevamo molti soldi da noi, nessuno ne aveva abbastanza. Abbiamo passato almeno 24 ore in mare prima di essere soccorsi da voi. Prima che arrivaste, il gommone era quasi pieno di acqua, io ero spaventato. Quando sono finito in acqua era freddo e sono rimasto completamente nudo. La gente attorno si aggrappava a qualunque cosa. Ho dovuto combattere per prendere un giubbino di salvataggio quando li avete lanciati in acqua. Dopo un po’ sono riuscito a prenderne uno. Poi mi avete tirato fuori dall’acqua e portato dal medico. Sono grato a ognuno su questa barca».

15 giugno 2018