Armi autonome: appello all’Onu per fermarle
Alla Sapienza il convegno di Archivio Disarmo e Rete italiana pace e disarmo sui rischi dell’intelligenza artificiale applicata al settore. La campagna “Stop killer robots”
L’intelligenza artificiale, applicata alla guerra, sta ispirando sempre più la ricerca scientifica, portando all’utilizzo di armi letali autonome e aprendo a una serie di interrogativi sia di stampo morale che prettamente pratico. Se ne è parlato venerdì 11 ottobre, a Roma, alla facoltà di Scienze politiche della Sapienza, nel convegno “Intelligenza delle macchine e follia della guerra: le armi letali autonome”, organizzato da Archivio Disarmo e da Rete italiana pace e disarmo, assieme alla Campagna internazionale, Amnesty International, Croce rossa italiana e Etica Sgr. Tra i relatori anche Peter Asaro, numero due di Stop killer robots, il presidente della Croce rossa italiana Rosario Valastro, Tina Marinari di Amnesty International, Safwat Al Kahlout, giornalista di Al Jazeera, Francesca Farruggia, docente alla Sapienza e membro di Archivio Disarmo. Tanti gli argomenti toccati, dall’utilizzo delle armi autonome nella guerra tra Russia e Ucraina – ma anche nel conflitto israelo-palestinese – al parere dell’opinione pubblica sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle armi.
«L’AI è una vera e propria rivoluzione e tra i tanti benefici comporta anche dei rischi», ha spiegato a margine dell’evento il presidente di Archivio Disarmo Fabrizio Battistelli, a Romasette.it. «Questo accade quando scienza e tecnologia fanno delle scoperte che però applicano a strumenti di distruzione come le armi, che già da adesso cominciano ad adottare delle forme di intelligenza artificiale seppur in forma embrionale. Si parla di armi autonome e semi-autonome, come i droni che nascono come voli senza pilota e che possono portare degli esplosivi o anche strumenti di osservazione ma sono guidati da remoto; proprio questi robot, piano piano cominciano a rendersi indipendenti, nel senso che possono reagire all’ambiente circostante, ad esempio di fronte a un bersaglio possono sparare».
I rischi, ha spiegato Battistelli anche durante il convegno, sono principalmente di due tipi: tattico e strategico. «Dal punto di vista tattico la decisione di colpire un bersaglio viene lasciata non a un operatore/militare che sceglie di far partire il colpo, ma alla macchina, aprendo a problematiche di natura morale di difficilissima soluzione. Poi ci sono i rischi strategici, nel senso che l’onere di combattere la battaglia è lasciato a degli strumenti automatici ma autonomi – pensiamo al robot che avanza tra le file nemiche, come già avviene nella guerra Russia-Ucraina – ; ciò conduce all’altro grande problema morale e politico di salvaguardia delle vite umane: viene meno la remora a dichiarare la guerra se a combatterla non sono più dei militari ma dei robot».
Proprio per sensibilizzare sulla questione c’è una campagna alla quale Archivio Disarmo partecipa, “Stop killer robots”, portata avanti da Peter Asaro, che raccoglie a oggi 250 associazioni in oltre 50 Paesi. Azaro ha ribadito l’importanza di dire «stop ai robot killer e allo sviluppo di questi sistemi d’arma se non attraverso una serie di controlli e limiti introdotti da una legge internazionale». L’intento è quello di «mettere a punto una norma da parte delle Nazioni Unite per controllare gli sviluppi scientifico-tecnologici e tanto più quelli pratici, inducendo i governi a livello internazionale e le Nazioni Unite ad assumere finalmente posizioni chiare sul controllo dell’intelligenza artificiale sulle armi».
Farruggia, invece, ha offerto un’analisi molto approfondita dell’opinione pubblica sull’utilizzo delle armi autonome: «In Italia, nel 2021, il 61% degli intervistati si dichiara abbastanza o molto contrario all’uso delle armi autonome nei conflitti. Le donne sono le più contrarie all’uso della forza delle armi in generale producendo un gender gap; inoltre il favore alle armi autonome cresce al diminuire dell’età: i giovani sono maggiormente affascinati rispetto al progresso della tecnologia anche in questo campo».
Su uno dei punti caldi dell’utilizzo delle armi autonome, vale a dire la mancanza del discernimento umano nell’azione, è tornato il presidente di Croce rossa italiana Rosario Valastro. «Le armi autonome – ha detto – sono sistemi che selezionano bersagli senza intervento umano. Noi come Cri contestiamo già il fatto che un’arma letale agisca in modo potenzialmente indiscriminato, poiché ciò è già al di fuor dalle norme previste dal diritto internazionale». Inoltre, ha insistito, «le armi, come tali, non solo possono uccidere ma recare sofferenze alla popolazione civile, un atto ingiustificabile. Dobbiamo ricordare che la popolazione civile non è un bersaglio, gli operatori volontari non sono un bersaglio come non sono bersagli le scuole, gli ospedali. Chi ci assicura che un giorno queste armi non possano colpire in maniera imprevedibile o addirittura vengano pensate per colpire un obiettivo vietato dalle convenzioni? E allora di chi sarebbe la responsabilità dell’azione? Utilizzare armi autonome significa fare tabula rasa di 150 anni di quel patrimonio giuridico su cui non solo è nata la Cri ma su quali si è sviluppata una cultura di rispetto dell’umanità che ci ha portato dove siamo e che mai come oggi è messa in pericolo».
14 ottobre 2024





