Asia Bibi ad Acs: «Il Pakistan cambi la legge sulla blasfemia»

In una video intervista concessa alla fondazione pontificia, l’appello al primo ministro: «Aiuti le ragazze rapite e convertite a forza. Nessuna deve soffrire»

La legge sulla blasfemia, la tutela delle minoranze e in particolare la protezione delle ragazze rapite, convertite a forza e costrette al matrimonio. Questi i temi al centro della video-intervista concessa alla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs) da Asia Bibi, la cristiana del Pakistan divenuta simbolo della sofferenza causata dalla persecuzione anticristiana nel mondo, imprigionata per 8 anni a motivo della sua fede. Dalla sua attuale residenza canadese, la donna, in un colloquio con il direttore di Acs Italia Alessandro Monteduro, ha rivolto il suo appello al primo ministro pakistano Imran Khan a cambiare la legge sulla blasfemia e a tutelare la minoranze.

Monteduro ha richiamato il dramma delle numerosissime minorenni pakistane attualmente rapite, convertite e costrette al matrimonio con la forza e che raramente ottengono giustizia. Fra le tante, Huma Younus e Maira Shahbaz, oggetto di una costante campagna di sensibilizzazione da parte della fondazione. «So che queste ragazze sono perseguitate», ha commentato Asia Bibi, rivolgendosi al primo ministro del Pakistan: «Per favore, aiuti le nostre ragazze perché nessuna di loro deve soffrire!».

Altro tema al centro del colloquio, in questi giorni tornato all’attenzione dei media internazionali, è quello della cosiddetta legge anti-blasfemia, vale a dire le norme del codice penale pakistano in base alle quali possono essere condannate all’ergastolo o alla pena capitale persone che si macchiano di presunta blasfemia contro i simboli della religione maggioritaria. Si tratta delle stesse norme in forza delle quali Asia Bibi, madre di cinque figli, ha subito il carcere dal 2009 fino alla sentenza di assoluzione emessa dalla Corte Suprema del Pakistan nell’ottobre del 2018.

«Al momento della fondazione e della separazione del Pakistan dall’India – ha ricordato la donna – il fondatore Ali Jinnah, nel suo discorso di apertura, ha garantito libertà religiosa e di pensiero a tutti i cittadini». Oggi invece «ci sono alcuni gruppi che usano le leggi esistenti ed io faccio appello al primo ministro del Pakistan specialmente per le vittime della legge sulla blasfemia e per le ragazze convertite con la forza, perché tuteli e protegga le minoranze che sono anch’esse pakistane. Da vittima do il mio esempio: io ho molto sofferto e vissuto tante difficoltà, oggi sono libera e spero che questa legge possa essere soggetta a cambiamenti che vietino ogni suo abuso».

Asia Bibi ha parlato anche del suo rapporto con Papa Francesco, ricordando le due coroncine del Rosario che le ha donato. «Una  è rimasta in Pakistan e l’altra è ancora con me e ogni giorno recito il Rosario per la fede e per i perseguitati in Pakistan. Ringrazio il Santo Padre Francesco e Papa Benedetto che è intervenuto per me e ringrazio voi di Aiuto alla Chiesa che soffre e anche tanti altri italiani che hanno pregato per me». Quindi, rispondendo all’invito a venire a Roma, ha detto: «Ho un profondo desiderio di venire a visitare Roma e, se possibile, di incontrare il Santo Padre».

8 settembre 2020