Avvenire dà voce alle donne nel Sud del mondo

Al via dall’8 marzo una serie di reportage sulla condizione femminile, grazie alla collaborazione con alcune reti di giornaliste, dall’Afghanistan alla Somalia. Per raccontare “Donne senza frontiere”

Reti di giornaliste che operano nei Paesi del Sud del mondo – dall’Africa all’Asia fino al Centro America – e une serie di reportage che condurranno i lettori alla scoperta della condizione femminile da un punto di vista economico, sociale, ma anche di salute e diritti umani. Avvenire lancia il progetto “Donne senza frontiere. Reti di giornaliste indipendenti per raccontare le donne dei Paesi nel Sud globale”. L’iniziativa – presentata ieri, 4 marzo, a Palazzo Grazioli, sede della Stampa Estera nella Capitale – prevede la pubblicazione a cadenza quindicinale, a partire dall’8 marzo, di un reportage, sul sito o sulla versione cartacea del quotidiano.

«È un progetto nel quale crediamo molto – ha esordito il direttore di Avvenire Marco Girardo -. L’iniziativa è nata tre anni fa; la prima fase è stata quella di raccontare le donne afghane, partendo dunque da un Paese che ha vissuto un dramma acuto negli ultimi vent’anni e soprattutto recentemente, dove le donne non hanno più la possibilità di mostrarsi e farsi conoscere. Il progetto è andato avanti l’anno scorso con “Donne per la Pace”, un tentativo di raccontare le mediatrici che sono state capaci di sedere sui tavoli della pace, lungo le fratture che ci sono nei diversi Paesi del mondo. Il progetto di quest’anno – ha proseguito – è una naturale evoluzione dei precedenti: l’intento è quello di togliere il microfono a noi e darlo alle dirette protagoniste, affinché raccontino dal loro punto di vista la condizione femminile. La scelta dei Paesi e dei temi è stata fatta in base alla relazione che abbiamo costruito in questi tre anni con le giornaliste. Il progetto avrà senz’altro un’evoluzione – ha concluso Girardo -. Si tratta di un punto di partenza per estendere la rete».

I network indipendenti finora coinvolti da Avvenire sono Ruskhana Media, con base a Londra, e Zan Times, presso cui operano giornaliste afghane della diaspora; Bilan Media in Somalia; Khabar Lahariya in India; Red de mujeres periodistas de Oxaca in Messico; African Women Journalism Project in Africa; House of Coehsistence in Iraq; Sharika Walaken in Libano. I reportage saranno pubblicati online sia in lingua originale che in inglese o in spagnolo: una finestra sulla realtà che queste donne affrontano quotidianamente, il cui operato potrà essere d’ispirazione per tutte coloro che vogliono perseguire la carriera di giornaliste in contesti simili, o sentono il bisogno di raccontare il proprio Paese.

«Il nostro obiettivo è sempre stato quello di dare voce a tutte quelle donne che non potevano più parlare – ha spiegato Viviana Daloiso, giornalista di Avvenire -. Ci siamo concentrati anche su come queste donne, che arrivano in Italia dopo aver lasciato il Paese d’origine, vengano inserite nel panorama mediatico italiano (e non solo)». Tema su cui è intervenuta Paola Barretta, ricercatrice presso l’Osservatorio di Pavia e collaboratrice con l’associazione Carta di Roma, per cui redige il rapporto annuale sulla rappresentazione del fenomeno migratorio. Dai dati analizzati emerge con forza come le donne, spesso, siano “private della propria voce”, e diventino protagoniste solo “in tema emergenziale”, spesso in fatti di cronaca di violenze e simili.

«Fin dal primo momento mi sono sentito coinvolto emotivamente da questa esperienza – ha spiegato Nello Scavo, giornalista di Avvenire e presidente dell’Associazione Carta di Roma -. Nel giornalismo che riafferma il potere dei diritti umani, non si racconta abbastanza la dimensione degli “scartati”; e le donne, molto spesso, sono considerate “gli scartati degli scartati”, per il solo fatto di essere donne».

Alla presentazione del progetto sono intervenute anche le giornaliste di Avvenire Lucia Capuzzi, Antonella Mariani, Angela Napoletano, curatrici del progetto, e Caterina Croce, responsabile editoriale di Fondazione Feltrinelli. In videocollegamento, le direttrici Zahra Joya della rete Rukhshana Media da Londra e Hinda Abdi della rete Bilan Media da Mogadiscio, con la testimonianza di Juwan Shro, attivista irachena yazida.

5 marzo 2025