Baobab, Amnesty: «Iniziata una nuova e più cruenta stagione di sgomberi»

Per il portavoce dell’associazione internazionale Riccardo Noury, quelle come la zona del Tiburtino «non possono essere chiamate zone franche e illegali ma luoghi dove si fa solidarietà e accoglienza in maniera dignitosa»

Amnesty international Italia ha espresso preoccupazione per le numerose persone – oltre 100, molte delle quali con regolare permesso di soggiorno e comunque già identificate dalle autorità competenti – rimaste prive di assistenza, di protezione e di un alloggio alternativo a seguito dello sgombero del centro Baobab del 13 novembre. «La stagione degli sgomberi è iniziata da tempo perché pare sia la ventiduesima volta che accade al Baobab – ha detto all’agenzia Sir Riccardo Noury, portavoce di Amnesty international, a margine di una conferenza stampa sulla Libia alla Camera dei deputati -. Stavolta sembra che le istituzioni vogliano mettere la parola fine. Ma il Baobab è tutt’altro che una zona franca come è stata definita dal ministro dell’Interno. È una zona che ha assunto un compito dell’accoglienza che spettava all’amministrazione di Roma. È quindi ricominciata una stagione degli sgomberi che rischia di essere ancora più cruenta».

Amnesty ritiene che il Baobab sia un luogo di accoglienza e solidarietà, aperto al pubblico e alla stampa, che in questi anni si è preso la responsabilità di garantire il rispetto del diritto a un alloggio adeguato a cittadini italiani senza dimora e trovare un modo decoroso, dignitoso e rispettoso dei diritti umani di fare assistenza ai migranti e ai richiedenti asilo.  Queste esperienze, ha aggiunto Noury, «non possono essere chiamate zone franche e illegali ma luoghi dove si fa solidarietà ed accoglienza in maniera dignitosa. Monitoreremo tutte queste situazioni. Eravamo al Baobab durante lo sgombero, le prossime volte vedremo dove sarà necessario fare un lavoro di ricerca e monitoraggio».

14 novembre 2018