Bartolomeo I: le nostre Chiese «anelano alla piena comunione»

Il patriarca ecumenico di Costantinopoli nella basilica dei Santi Apostoli per la venerazione delle reliquie di Filippo e Giacomo, custodite nella chiesa. «Nelle nostre società esiste il martirio dell’indifferenza»

Il martirio del sangue ma anche quello «dell’indifferenza». La relazione e il desiderio di comunione. Il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I davanti alle reliquie dei santi Filippo e Giacomo custodite nella basilica romana dei Santi XII Apostoli, ieri, mercoledì 23 maggio, ha parlato anzitutto ai cristiani dell’oggi. «Anche nelle società cosiddette “cristiane” esiste un nuovo martirio, frutto di mancanza di stupore, che è il martirio dell’indifferenza di una società post-religiosa, dell’aridità spirituale». Quindi la domanda: «Siamo ancora capaci di stupirci della chiamata che il Signore fa a ciascuno di noi? Stupirci delle cose di Dio, della fragilità dell’uomo, dell’unicità e della centralità di ogni essere umano?».

Continuando la riflessione sul martirio, il patriarca ha ricordato che «la maggioranza degli apostoli ha subìto il martirio del sangue» ma lo vivono «ancora oggi, in numerose aree del mondo, le nostre Chiese e i nostri fratelli cristiani, vittime dell’arroganza fondamentalista, che fa di Dio un idolo». Una «mancanza di relazione e di comunione», che è mancanza «di amore». La relazione, per Bartolomeo, non può prescindere infatti dalla «voglia di comunione. Anche le nostre chiese anelano alla piena comunione, nei tempi che Dio vorrà. Relazione e comunione ci fanno camminare insieme per parlare al mondo. E dire al mondo di oggi, afflitto da terribili ingiustizie, da fondamentalismi religiosi, economici, sociali, da uno sfruttamento insensato delle risorse dell’ambiente naturale a favore di pochi e a scapito di molti, che c’è ancora speranza».

I Santi Apostoli, ha detto ancora il patriarca davanti alle reliquie di Filippo e Giacomo, «sono i testimoni primi e ognuno di noi deve essere primo nella testimonianza apostolica. Per questo siamo venuti dalla Chiesa d’Oriente a stupirci della Chiesa d’Occidente. Possiamo vivere questo sentimento ogni qualvolta abbiamo la possibilità di trovarci con il nostro fratello vescovo di Roma ma anche quando incontriamo ognuno di voi». Quindi l’invito all’incontro: «Se ci incontriamo, la nostra relazione diviene piena. Possiamo parlare, possiamo dialogare senza ripiegarci in atteggiamenti difensivi o, peggio, di chiusura e di sospetto, ma anche senza nulla togliere alle nostre consapevolezze e fedeltà alla nostra Chiesa». Il dialogo infatti, ha sottolineato Bartolomeo, «arricchisce, fa superare le divergenze, fa comprendere il pensiero dell’altro e nulla toglie a chi entra in dialogo».

Ad accogliere il patriarca nella basilica romana, anche il vicario del Papa Angelo De Donatis. «La sua visita – le parole dell’arcivescovo – è un’epifania dell’amore di Dio per noi». Quindi, dopo averlo ringraziato per la visita, ha portato a Bartolomeo «i saluti dei vescovi italiani riuniti in assemblea, qui a Roma. Questa sera – ha aggiunto – siamo felici di poter condividere con lei questo momento di preghiera sulla tomba degli apostoli e di attingere ancora più forza per poter continuare questo cammino bellissimo di comunione».

24 maggio 2018