Basilica di San Paolo, chiusa la Porta Santa resta quella paolina

A presiedere il rito il cardinale arciprete James Michael Harvey. «In questo anno giubilare, accolti molti gruppi, cattolici e cristiani di altre tradizioni»

A presiedere il rito il cardinale arciprete James Michael Harvey. «In questo anno giubilare, accolti molti gruppi, cattolici e cristiani di altre tradizioni»

Nella basilica di San Paolo fuori le Mura, a presiedere i vespri per la chiusura della Porta Santa, nel pomeriggio di domenica 13 novembre, è stato il cardinale arciprete James Michael Harvey, su mandato del Papa. «Durante quest’Anno Santo – ha affermato Harvey – molta gente è venuta per “fare il giubileo”, con l’entrata dalla Porta Santa, le preghiere e soprattutto la grazia dei sacramenti della riconciliazione e dell’eucaristia», per esprimere «il desiderio della conversione, cioè di diventare ciò che il Signore vuole per noi». Ma ora, «chiusa la porta santa», ci sarà comunque la porta paolina – aperta in occasione dell’anno dedicato a san Paolo – proprio per far comprendere che «Dio è sempre accessibile».

Durante il Giubileo, ha proseguito l’arciprete, la basilica «ha accolto molti gruppi, cattolici e cristiani di altre tradizioni». E anche persone «lontane dalla Chiesa, che hanno potuto trovare nell’accoglienza divina del sacramento della riconciliazione un nuovo inizio e impeto nel loro cammino di fede». L’Anno Santo, ha detto ancora Harvey, ha suscitato «non pochi miracoli di guarigione spirituale e di sollievo interiore: l’impulso profetico e pastorale del Papa, che l’aveva spinto a indire il Giubileo straordinario della misericordia, ha in seguito trovato una risposta entusiastica da parte dei fedeli, e molti hanno potuto contemplare il mistero della misericordia». (R. S.)

15 novembre 2016