Bassetti: «I cattolici italiani avrebbero potuto fare di più per gli ebrei»

Il presidente della Conferenza episcopale italiana interviene a un convegno della Società Dante Alighieri: «I tristi eventi del 1938 in un clima di pavida indifferenza collettiva. Faccio mia l’invocazione di perdono di Papa Wojtyla»

A 80 anni dalla promulgazione delle leggi razziali del fascismo, il tema del rapporto tra la Chiesa cattolica e il regime di Mussolini lascia ancora aperta alla riflessione la questione dell’atteggiamento cattolico di fronte a tale indirizzo razziale e antisemita. Perché l’opinione pubblica cattolica non espresse condanne esplicite? Quali furono le posizioni dell’episcopato italiano? Come reagì la Chiesa alla svolta antisemita del fascismo e all’adozione di politiche razziali? Questi interrogativi sono stati posti al centro dei lavori ieri sera, 19 novembre, nel corso dell’apertura del Convegno internazionale sul tema “Chiesa, fascismo ed ebrei: la svolta del 1938” che ha avuto luogo alla Galleria del Primaticcio di Palazzo Firenze. Organizzato dalla Società Dante Alighieri, in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano e l’Università per stranieri di Perugia, l’incontro, che prosegue nella giornata odierna, è stato aperto dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana.

«Come vescovo, sento il dolore per il fatto che i cattolici italiani avrebbero potuto fare di più quando gli ebrei venivano discriminati con le leggi razziali – ha affermato il presule -. Guardando al triste 1938 e ai tristi eventi che, purtroppo, si svolsero in un clima di pavida indifferenza collettiva, anche di una parte dei cattolici; faccio mio il pensiero di san Giovanni Paolo II che disse che la resistenza dei cristiani “non è stata quella che l’umanità era in diritto di aspettarsi”» ma «soprattutto faccio mia l’invocazione di perdono e di speranza che Papa Wojtyla depose a Gerusalemme nelle fessure del Muro del pianto nel 2000, durante il suo viaggio in Terra Santa». Ancora, Bassetti ha evidenziato come «oggi la coscienza del legame con gli ebrei è un fatto diffuso e radicato in profondità che si fonda sulle grandi arcate della dichiarazione conciliare “Nostra Aetate“» e, concludendo, ha asserito che «al di là del legame, c’è l’impegno contro ogni forma di antisemitismo ed è con questi sentimenti, riaffermati dal Concilio Vaticano II, che viviamo la nostra amicizia con gli ebrei e la nostra responsabilità civile, interessati a conoscere meglio la storia di quegli anni difficili, consapevoli del valore della memoria».

Nel suo intervento, Andrea Riccardi, storico e presidente della Società Dante Alighieri, ha ricordato che nel suo magistero Pio XI affermò «una visione dell’unità del genere umano opposta al nazionalcattolicesimo, che è il primato della nazione sul cattolicesimo e l’universalismo», evidenziando anche che nell’Italia del 1938 «il regime aveva imbavagliato la stampa, tanto che venne impedito ai giornali cattolici di pubblicare le parole del Papa sul razzismo». Un Pontefice «autorevole, definito autoritario, come Pio XI, si trova di fronte un panorama in cui i segmenti del cattolicesimo conoscono l’attrazione dei processi nazionali – ha rilevato ancora Riccardi – e la sua scelta, negli ultimi anni Trenta, è un messaggio forte sul nazionalismo e l’antisemitismo, definiti nuovi idoli della modernità con il comunismo, tesa a bloccare la fascinazione di queste dottrine sui cattolici». Ancora, è certo che «la Santa Sede era tanto preoccupata della fragilità dei cattolici di fronte alla propaganda razzista e nazionalista – ha proseguito lo storico -, tanto che la Segreteria di Stato diede istruzione ai vescovi di impedire al clero l’abbonamento a “La Difesa della Razza” perché si correva il rischio che i preti, in mezzo al popolo, insulsamente si schierassero con la propaganda». Per Riccardi, dunque, «la battaglia sull’antisemitismo e il razzismo nel 1938, nonostante la crescente chiarezza di Pio XI, rivela le complessità del mondo cattolico e talvolta lo scarso allarme su questi problemi».

Al convegno è intervenuta anche la storica Lucia Ceci che ha trattato del razzismo coloniale in Africa durante il pontificato di Pio XI, mentre Valerio De Cesaris, docente di Storia contemporanea all’Università per stranieri di Perugia, ha riflettuto sul silenzio dei cattolici italiani nel 1938. In conclusione, la relazione di Philippe Chenaux, titolare della cattedra di Storia della Chiesa moderna e contemporanea all’Università Lateranense, su “Un Sillabo contro l’eresia nazional-socialista”. I lavori proseguono oggi, 20 novembre, con due sessioni di approfondimento e l’intervento, tra gli altri, di Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane.

20 novembre 2018