Baturi: «La Chiesa italiana, in prima linea per il cuore dell’uomo»

La conferenza stampa del segretario generale Cei, dopo il Consiglio permanente. Sul referendum sulla giustizia, «nessuna indicazione di voto ma l’invito a non disertare». Dai vescovi «solidarietà e vicinanza» alle regioni colpite dal maltempo

L’evangelizzazione, la corresponsabilità dei laici e la presenza attiva nella società, senza «nostalgie di un altro tempo». Sono le coordinate sulle quali si muove il cammino della Chiesa in Italia, illustrate ieri, 28 gennaio, ai giornalisti, al termine del Consiglio episcopale permanente, dal segretario generale della Cei Giuseppe Baturi. Nelle sue parole, la convinzione che «ciò che riguarda l’uomo è politico». Compreso il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, sul quale, ha ribadito, da parte della Conferenza dei vescovi «non c’è nessuna indicazione di voto» ma «l’invito a non disertare, a fare un percorso di comprensione dei temi e di azione responsabile che si esprime anche attraverso il voto», per «compiere una scelta consapevole nel segno del bene comune».

Rispondendo alle domande dei giornalisti, Baturi ha citato di Diritto canonico e alcuni pronunciamenti del dicastero per la Dottrina della fede per sottolineare che «fa parte della nostra dottrina  distinguere i diversi livelli degli interventi dei pastori: sulla fede, sulla morale, sulla vita e anche sui problemi sociali, in cui è ammissibile una pluralità di opinioni. La bassissima partecipazione al voto che si è registrata, ad esempio, nelle ultime elezioni regionali, non è mai una cosa positiva», ha osservato, esortando a informarsi e a «fare di tutte le questioni che riguardano la vita sociale, più che un’occasione di scontro, un motivo di dialogo costruttivo, rispetto a dimensioni come quella processuale o giudiziale che sono di grande importanza».

Al centro dell’attenzione dei vescovi c’è, in questo momento, la situazione in Sicilia, Sardegna e Calabria, colpite dal maltempo. In apertura della conferenza stampa, il segretario generale ha dato voce alla «comunione, vicinanza e aiuto concreto alle popolazioni colpite», facendo riferimento in particolare a Niscemi, dove si riscontrano «danni gravi». Il maltempo è «al primo posto tra i problemi ambientali ormai da tanti anni», ha osservato, ricordando che, come affermava Papa Francesco, «la questione ambientale è inscindibile da quella sociale. Per prendere a cuore la società dobbiamo prenderci a cuore il creato, che non è un semplice scenario, ma il frutto di una interazione tra l’uomo e la natura». Di qui la richiesta di una «maggiore serietà da parte di tutti, a partire dalle autorità». La Cei, da parte sua, da tempo ha definito «un’ingente somma da destinare alle polizze assicurative catastrofali, per far fronte a questi fenomeni».

Riguardo ai giovani e ai «legami affettivi», l’arcivescovo ha riferito della «preoccupazione» dell’episcopato italiano, specie davanti ai recenti fatti di cronaca. «Se ambiti di fiducia si trasformano in minacce, vuol dire che qualcosa di grave sta accadendo – ha osservato -. Senza il rispetto della libertà non c’è affetto, perché nessuna persona può essere oggetto di dominio o di possesso». Centrale quindi il tema dell’educazione. «Sono necessari passi di repressione e di controllo, ma occorre soprattutto la capacità di trasmettere ai nostri giovani assetti affettivi stabili e maturi», sono ancora le parole di Baturi, che ha espresso anche l’apprezzamento del Consiglio permanente per il “grazie” espresso dal cardinale presidente Zuppi verso i sacerdoti e quanti si prendono cura dell’educazione dei giovani, «instaurando con loro una relazione matura e non una semplice trasmissione di nozioni».

Tra i temi toccati nella tre giorni di Consiglio, la necessità di «recuperare il valore ecclesiale delle figure dei padrini e delle madrine, coinvolgendo sempre di più la comunità e predisponendo appositi cammini», a fronte di una «progressiva trasformazione di queste figure ecclesiali in ruoli scelti solo sul piano parentale o amicale». Presto, ha annunciato, saranno predisposte «linee guida, indicazioni omogenee sul piano nazionale, lasciando alle diocesi la possibilità di dettagliare meglio la materia in relazione alle situazioni locali». Riguardo poi alla proposta di affidare le comunità ecclesiali anche ai laici – di cui si è discusso anche nel Cammino Sinodale -, il segretario generale ha affermato, rispondendo ai giornalisti, che «Tutta la comunità deve crescere nella corresponsabilità. Deve crescere nelle tre direzioni indicate dal Sinodo: comunione, partecipazione e missione». Fatta salva, in ogni caso, la distinzione delle funzioni, per evitare «il clericalismo, che trasforma i laici in chierici ridotti, ma anche il contrario».

Interpellato poi sulla «perdita di rilevanza» della voce della Chiesa nella società, negli ultimi 20 anni, il presule ha risposto: «Siamo così irrilevanti, o si è modificata la presenza della Chiesa nella società? Quarant’anni fa l’Italia era diversa» ha fatto notare, parlando di «un’evoluzione della società. Oggi – ha detto – viviamo in una società diversa, plurale, in cui i meccanismi di scristianizzazione sono ormai avanzati. Non ho nostalgia di un altro tempo, Dio mi ha dato da vivere questo tempo: dobbiamo giocare la partita su questo campo», ha precisato. E se c’è una “rilevanza” a preoccupare è più «quella del messaggio cristiano e della Chiesa rispetto alle strutture fondamentali della persona, a partire dalla famiglia, dal rispetto e dalla responsabilità per l’altro, dal tema della fiducia nel futuro, della solidità degli affetti. Il cristianesimo – ha spiegato infatti il segretario Cei – non ha nel dna il tema dell’egemonia sociale, ma della trasformazione dell’uomo, toccando il suo cuore. È su questo che dobbiamo lavorare, ed è su questo che la Chiesa è in prima linea». Va in questa direzione l’impegno delle «reti comunitarie» ecclesiali , nel volontariato, nell’accoglienza della vita e dei migranti, nel sostegno responsabile ai poveri, nell’assistenza agli anziani, nel dopo di noi, nell’aiuto alle persone disabili. E nella presenza accanto ai giovani nei luoghi come gli oratori, «in città e quartieri dove la presenza dello Stato si ritira».

29 gennaio 2026