Benedetto XVI a Santa Maria Consolatrice «si sentiva a casa»

Lo ha riferito il suo segretario particolare Georg Gänswein, inaugurando una targa in memoria della «premurosa presenza» di Ratzinger, che ne era cardinale titolare dal 1977. Portata in dono anche una casula bianca con lo stemma del Papa tedesco

Negli ultimi anni Benedetto XVI «raccontava spesso delle sue visite nella bella parrocchia di Santa Maria Consolatrice» della quale divenne cardinale titolare nel 1977. «Era il suo primo amore e dal primo amore si torna sempre volentieri. Non a caso fu la prima parrocchia romana che visitò in qualità di vescovo di Roma», il 18 dicembre 2005. Lo ha raccontato l’arcivescovo Georg Gänswein, segretario particolare del Papa emerito dal 2013 fino alla morte il 31 dicembre scorso. Ieri mattina, 19 marzo, quarta domenica di Quaresima, padre Georg, prefetto della Casa Pontificia, ha presieduto la celebrazione eucaristica nella parrocchia di Casal Bertone in occasione dell’inaugurazione e benedizione di una targa in memoria della «premurosa presenza» dell’affetto e del legame che Ratzinger «ha mantenuto con la “sua casa”» anche da pontefice. «Ricordo questi incontri come fosse ieri – ha proseguito Gänswein -. Qui si sentiva a casa, in famiglia. Era come il padre di una bella, grande e proficua famiglia».

Al momento don Georg è in attesa di ricevere da Papa Francesco un nuovo incarico «al servizio della Chiesa universale», e, in qualità di esecutore testamentario, si sta occupando delle ultime volontà di Benedetto XVI. Tra queste, la distruzione delle lettere private che lo stesso Ratzinger ha «ben» selezionato. Parlando con i giornalisti al termine della celebrazione, il prefetto della Casa Pontificia ha confessato di aver detto al Papa emerito che «era un peccato distruggerle» ma questi ha replicato di farlo «senza scappatoie». Manoscritti, spartiti musicali e altri oggetti appartenuti a Joseph Ratzinger andranno all’Istituto Papa Benedetto XVI a Ratisbona, in quella che fu la sua residenza privata a Pentling e nella casa in cui nacque a Marktl am Inn. Don Georg ha scoperto che Ratzinger aveva cinque cugini ancora in vita. «Pensavo fossero due, invece sono cinque – ha detto -. Come prevede la legge vaticana e quella italiana, ora devo scrivere a questi parenti per chiedere se accettano o meno l’eredità, nello specifico, le liquidità che rimangono sul conto corrente personale».

Di certo c’è che una casula bianca con ricamato lo stemma di Benedetto XVI rimarrà per sempre nella parrocchia Santa Maria Consolatrice. È stato lo stesso Gänswein ad annunciarlo durante la celebrazione eucaristica. Il Papa emerito, ha spiegato l’esecutore testamentario, ha lasciato scritto che «una delle sue casule, quella da lui usata per molti anni, doveva essere donata al parroco della “sua” parrocchia. Eccola», ha detto consegnandola nelle mani di don Luigi Lani. La casula «va ad aggiungersi ai tanti doni fatti negli anni dal Papa alla parrocchia – ha spiegato il parroco -, compresa la veste liturgica che utilizzò nel 2005 in occasione della sua visita da vescovo di Roma». Don Lani ricorda inoltre che anche quest’anno il presbiterio aveva inviato al Papa emerito gli auguri per un Sereno Natale. «Un bigliettino di risposta con la firma autografa di Benedetto – afferma – è arrivato il giorno dopo la celebrazione dei suoi funerali».

L’affetto che lega la comunità di Casal Bertone con il «semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore», come Benedetto XVI si presentò al mondo dopo la sua elezione il 19 aprile 2005, è tangibile fin dall’arrivo in parrocchia. All’esterno, sulla recinzione, è affisso uno striscione bianco con la fotografia di Ratzinger e la scritta “La tua casa prega per te”, nel corridoio poi ci sono molte fotografie che ricordano le visite a Santa Maria Consolatrice. Durante la celebrazione eucaristica Gänswein ha presieduto anche il rito della vestizione di sette bambini, sei maschietti e una femminuccia, che si sono preparati per diventare ministranti. È il primo gruppo che torna a servire all’altare dopo la pandemia.

Nell’omelia don Georg si è inoltre soffermato sulla figura di san Giuseppe, anche se quest’anno la solennità è stata spostata al lunedì essendo il 19 marzo domenica di Quaresima. ​Lo ha descritto come «uomo retto, sobrio, fidato, profondamente umano. La sua giustizia – ha detto – è anche bontà. La Legge per lui non è uno strumento per rivendicare i propri diritti, il proprio profitto: la Legge è nella sua vita il mezzo di una bontà sincera, retta e generosa, senza grandi parole». Ha quindi esortato a prendere esempio da lui per «svolgere con fedeltà e semplicità il compito che la Provvidenza ci ha assegnato». Ha invitato i genitori ad «apprezzare la bellezza di una vita semplice, coltivando con premura la relazione coniugale e compiendo con entusiasmo la grande e non facile missione educativa. Ai sacerdoti, che esercitano la paternità nei confronti della comunità ecclesiale – ha aggiunto -, san Giuseppe ottenga di amare la Chiesa con affetto e dedizione e sostenga le persone consacrate nella loro fedele e gioiosa osservanza dei consigli evangelici». Allo Sposo di Maria ha chiesto anche di proteggere i lavoratori affinché «contribuiscano con le loro varie professioni al progresso dell’intera umanità».

20 marzo 2023