Boom M5S, crolla il Pd, centrodestra prima coalizione

Il Movimento guidato da Di Maio al primo posto in entrambe le Camere ma il Parlamento che esce dalle urne è senza una maggioranza chiara. Affluenza alle urne al 73 per cento

Netto successo del Movimento 5 Stelle, vittoria del centrodestra a livello di coalizione, sconfitta del Partito Democratico. È sintetizzabile in questi tre aspetti il risultato delle elezioni di domenica 4 marzo che disegnano un Parlamento senza una maggioranza chiara per la formazione del nuovo governo.

Il Movimento 5 Stelle, sia secondo le proiezioni basate sui voti scrutinati sia secondo i dati reali comunicati dal ministero dell’Interno, si attesta sopra il 32 per cento al Senato e alla Camera, con una netta prevalenza al Sud e in alcune aree del Centro. Primo partito, perciò, in entrambi i rami del Parlamento. Per dare un’idea della misura del successo basti pensare che Di Maio, candidato M5S a Palazzo Chigi, nel collegio di Acerra ha ottenuto oltre il 60% dei voti contro il 23% circa di Sgarbi (centrodestra).

Secondo è il Partito Democratico, che si attesta però sotto il 20 per cento in entrambe le Camere. Un crollo di consensi emerso fin da subito, tanto che i suoi esponenti hanno dichiarato che il Pd farà opposizione nella nuova legislatura. Di poco sotto, al terzo posto, dopo un iniziale testa a testa con Forza Italia nei primi exit-poll, si piazza la Lega, con un deciso aumento dei consensi, in particolare al Nord. Tre i punti di vantaggio sul partito di Berlusconi al Senato.

A livello di coalizione è però il centrodestra a prevalere, con il 37 per cento circa al Senato ma si dovrà attendere la conclusione dello spoglio per verificare la ripartizione dei seggi, di fronte a un sistema elettorale abbastanza complesso che prevedeva l’elezione di una parte consistente di parlamentari nei collegi uninominali (escono i più votati) e della parte restante con il meccanismo proporzionale. Anche su questo fronte, comunque, il centrodestra appare in vantaggio. Alla Camera il risultato è di fatto analogo.

Tra le altre liste fuori dalle coalizioni, in Parlamento solo Liberi e Uguali, che ha come leader il presidente del Senato uscente Piero Grasso, avrà una rappresentanza, avendo superato (ma di poco) la soglia del 3 per cento prevista dal sistema elettorale. Sotto questa soglia si collocano infatti sia PiùEuropa di Emma Bonino sia Noi con l’Italia, la “quarta gamba” del centrodestra. Queste ultime due realtà politiche superano tuttavia l’1% e quindi i loro consensi possono essere redistribuiti all’interno delle coalizioni di cui fanno parte, rispettivamente il centrosinistra e il centrodestra. Sopra l’1 per cento alla Camera anche Potere al Popolo, che si presentava da sola alle urne. Stesso discorso al Senato, dove i numeri sono abbastanza simili.

La tendenza è stata comunque chiara fin dai primi exit-poll diffusi alle 23 di ieri, orario di chiusura dei seggi: nessuna maggioranza definita rispetto alle coalizioni che si sono presentate di fronte agli elettori. Per il capo dello Stato, quando inizierà le consultazioni per la formazione del nuovo governo, non sarà un compito facile. I tempi non sono brevi: sarà necessario attendere la formazione dei gruppi parlamentari dopo la prima convocazione delle Camere fissata al 23 marzo. Dato più che positivo per l’affluenza alle urne, che supera di poco il 73 per cento, di due punti inferiore rispetto a quella del 2013, quando si votava però anche il lunedì.

5 marzo 2018