Bracciante morto a Latina, Crociata: «In gioco il senso dell’umano»

Il vescovo interviene dopo «l’ennesimo fatto doloroso di morte sul lavoro», in cui ha perso la vita Satnam Singh, 31 anni. «Un immigrato non ha minor dignità di ciascuno di noi»

Anche il vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno Mariano Crociata è intervenuto a commentare la morte del bracciante agricolo indiano Satnam Singh, 31 anni, vittima di un incidente sul lavoro a Borgo Santa Maria e soprattutto della mancata assistenza. «L’ennesimo fatto doloroso di morte sul lavoro – dichiara -, che ci colpisce, non meno di tutte le altre volte, e anzi ancora di più, proprio perché è l’ennesimo episodio a ripetersi, nonostante tutte le deplorazioni, le dichiarazioni che a ogni ricorrenza di fatti del genere vengono fatte».

Per il presule la prima cosa che va sottolineata è che «si tratta di un fatto profondamente doloroso, in sé e per le circostanze in cui è avvenuto. Questo ci chiede attenta riflessione e preghiera». Non solo: Crociata sottolinea anche «l’esigenza di tornare a richiamare le istituzioni alla necessità di approntare meglio di come, per la verità, già non si sia fatto i necessari strumenti sia di tipo legislativo sia di tipo ispettivo e di controllo che prevengano il più possibile e coinvolgano tutti i livelli di autorità e di competenza degli organi preposti alla difesa e alla tutela del lavoro e dei lavoratori».

La terza, prosegue, è una questione che «interpella tutti, perché in un caso come questo ciò che emerge va oltre la questione dell’osservanza delle regole che devono tutelare i lavoratori e lo svolgimento del lavoro. È in gioco il senso della dignità di ogni persona umana. Un senso della dignità – prosegue il vescovo – che non può essere comminato o ingiunto per legge, per decreto, ma è qualcosa che scaturisce da una coscienza autenticamente umana, dalla coscienza personale di ogni essere umano». A essere «in gioco» infatti è «il senso elementare dell’umano, il sentirsi interpellati direttamente di fronte ad un essere umano soprattutto quando si trova in condizioni di pericolo o di qualsiasi genere di difficoltà. Nessuno può sentirsi esonerato dall’appello che giunge alla coscienza direttamente da questo fatto tragico, che impone un ripensamento serio da parte di tutti e di ciascuno».

Uno straniero, un immigrato, conclude il presule, «non ha minore dignità di ciascuno di noi; il suo bisogno deve essere trattato con la premura che vorremmo per noi stessi e per i nostri cari. Questa è la verità elementare che in maniera diretta deve arrivare a tutti».

21 giugno 2024