Brexit, ennesima sconfitta per Theresa May

Il Parlamento cerca di assumere il controllo del processo. All’orizzonte la possibilità di elezioni generali. La debolezza della premier

«La maggioranza a Westminster per approvare il withdrawal agreement (accordo di recesso) non c’è e, quindi, domani non si voterà. Lo aveva annunciato la premier britannica Theresa May ai deputati nel pomeriggio di ieri, 25 marzo. L’obiettivo: evitare una terza sconfitta sull’accordo firmato con la Ue che regola il periodo di transizione del Regno Unito dopo Brexit fino al dicembre 2020. Non hanno portato a nulla le trattative che il primo ministro ha condotto in mattinata con Arlene Foster, la leader del partito nordirlandese, dal quale May dipende per la maggioranza in parlamento. Il primo ministro ha detto che continuerà a condurre le sue trattative e spera di arrivare al voto ma ha chiarito che «non esistono alternative al withdrawal agreement».

Per May, «se il parlamento non vota per il mio accordo e vuole evitare il no deal, l’uscita senza accordo dalla Ue, allora un’estensione più lunga sarà inevitabile e il Regno Unito dovrà partecipare alle elezioni europee di maggio». Il primo ministro ha detto anche che darà tempo a quei parlamentari che vogliono proporre una serie di «voti indicativi» per scoprire per quale soluzione esiste una maggioranza in parlamento ma non ritiene che questa sia la strada da percorrere. Alla premier ha risposto il leader dell’opposizione Jeremy Corbyn che ha definito il “withdrawal agreement” «morto» e ha detto che Labour sta cercando soluzioni alternative.

Intanto per la premier è arrivata l’ennesima sconfitta: nella notte tre ministri si sono dimessi per votare a favore dell’emendamento Letwin, che apre a una serie di voti domani, mercoledì 27 marzo, con i quali Westminster cerca di assumere il controllo del processo del Brexit. A ribellarsi contro le indicazioni della premier, che aveva chiesto ai membri del suo partito di bocciare l’emendamento, anche 29 parlamentari conservatori che hanno così sfidato la cosiddetta “whip”, la linea indicata dal partito ai suoi membri, che sarebbe obbligatoria. Il piano di sir Oliver Letwin per una serie di «voti alternativi» è stato approvato con 329 voti contro 302. La Camera dei Comuni vuole, così, esplorare alternative al “withdrawal agreement”, l’accordo di recesso del Regno Unito dalla Ue. Tuttavia la premier ha già dichiarato che non si impegna a seguire le indicazioni che darà il Parlamento. Lo scenario ora potrebbe aprire alle elezioni generali, osservano i commentatori britannici, anche se potrebbero portare a un Parlamento senza maggioranza, e quindi bloccato. Intanto in molti chiedono le dimissioni della premier, molto indebolita.

26 marzo 2019