Cappellani ospedalieri, tra preghiera, catechesi social e messaggi ai volontari

I sacerdoti ribadiscono la necessità di limitare le visite anche per i parenti dei malati e garantiscono vicinanza e presenza nei diversi reparti

Anche i cappellani ospedalieri italiani si sono uniti alla campagna “#iorestoacasa”, per richiamare al rispetto delle restrizioni previste dal governo in relazione all’epidemia di coronavirus. In un video diffuso dall’Ufficio nazionale Cei per la pastorale della salute i sacerdoti ribadiscono infatti la necessità di limitare le visite anche per i parenti degli ammalati ricoverati negli ospedali, garantendo da parte loro vicinanza e presenza nei diversi reparti.

Spallanzani, Istituto Nazionale per le Malattie Infettive«Per quanto “filtrata”, nel rispetto di tutte le norme di sicurezza – racconta don Gerardo Rodriguez Hernandez, cappellano all’ospedale Lazzaro Spallanzani, interamente dedicato alla cura dei contagiati da Covid 19 –, la presenza di noi sacerdoti è garantita seppure al di là di un vetro, con un saluto da lontano, spesso anche solo con lo sguardo». Intensificata invece la preghiera, «con la Messa che celebro ogni mattina, dedicata e offerta al Padre per tutti i malati, specie quelli colpiti dal nuovo virus», aggiunge il sacerdote. Anche al Policlinico Tor Vergata «la cappella è aperta e il Santissimo è presente nel tabernacolo», dice il cappellano don Paolo Casu, spiegando inoltre come «cerchiamo di veicolare il messaggio di speranza della Parola attraverso i social, ad esempio condividendo delle piccole catechesi e tenendoci in contatto attraverso delle chat con i nostri volontari che sono al momento interdetti dal servizio in ospedale».

Ancora, della vicinanza ai medici e a tutti gli operatori sanitari «con l’adorazione eucaristica nella cappella del personale del nostro ospedale, resa possibile fin dal mattino presto e prolungata per tutta la giornata», parla don Nunzio Currao, assistente pastorale del personale del Policlinico universitario Agostino Gemelli. «Da tutti coloro che sono esposti in prima linea, in questo momento di complessità, viene la richiesta di non essere lasciati soli – continua il sacerdote – e così anche solo con il saluto, un caffè portato in reparto o una preghiera lasciata nella tasca dei loro camici, cerco di esercitare quella prossimità che Gesù per primo ci ha insegnato». Padre Loreto Fioravanti, francescano, superiore della cappellania ospedaliera del nosocomio di via della Pineta Sacchetti, sottolinea «la cura pastorale, in forma nuova, dei parenti delle persone ricoverate, magari rendendoci disponibili per fare dei servizi quotidiani per i loro congiunti, dato che in questa situazione di emergenza sanitaria le visite agli ammalati sono limitate».

23 marzo 2020