Carcere: immigrati e poveri i più penalizzati
Sono di fatto esclusi dalle alternative alla detenzione Il Garante regionale dei detenuti Anastasìa: «Sovraffollamento peggiorato. I suicidi, il sintomo più grave»
C’è un numero importantissimo da cui iniziare: 56. Cinquantasei sono i detenuti che dall’inizio dell’anno, cioè meno di 7 mesi, si sono già suicidati in carcere. La conversazione con il Garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasìa, parte da questo dato. «I suicidi sono il sintomo più grave di una condizione molto diffusa che è data dal sovraffollamento – riflette Anastasìa -. Condizione peggiorata dopo la pandemia e che ci riporta al 2014, quando fummo condannati dalla Corte europea dei diritti umani per il sovraffollamento. All’epoca il governo Letta adottò un provvedimento che comprendeva uno sconto di pena per i detenuti che si comportano bene e contribuì a migliorare la situazione».
Per capirci, attualmente nelle carceri italiane ci sono oltre 61.500 detenuti, quanti ce n’erano nel 2014, come se gli ultimi dieci anni fossero passati invano, visto quante persone sono in carcere per reati minori, a volte con pene di appena sei mesi, per le quali le strutture carcerarie non sono in grado di offrire nessun percorso di riabilitazione. In generale ci sono 15mila detenuti con pene di due anni o meno. Per non parlare di chi è in carcere in attesa di giudizio.
«Oggi un provvedimento analogo a quello del 2014 è proposto alla Camera dall’onorevole Giachetti, ma è stato ulteriormente rinviato mentre è stato presentato quello del governo al Senato, che però non affronta il tema della pena». Di cosa si occupa, allora? «Dal punto di vista sostanziale – spiega il Garante -, cioè dell’effettiva diminuzione delle persone in carcere, non dice nulla perché l’unica cosa che prevede è l’istituzione di questo Albo delle Comunità, che va benissimo, ma che non aveva bisogno di un decreto per essere istituito, bastava un provvedimento amministrativo, e prevede l’inserimento in comunità a valere sulle disponibilità finanziarie della Cassa delle Ammende, e anche questo non si doveva fare per decreto, se lo poteva fare direttamente la Cassa delle Ammende per un totale di 206 persone. Noi abbiamo un sovraffollamento di 14mila persone e il governo propone un provvedimento che forse, quando sarà istituito l’Albo, se i giudici di sorveglianza saranno favorevoli farà uscire 206 persone». Nel frattempo ne saranno entrate altre mille.
La Conferenza dei Garanti territoriali lunedì 15 luglio al Senato, in un incontro con la stampa, ha chiesto ai senatori di introdurre nella norma in discussione un provvedimento come la «liberazione anticipata speciale» che porterebbe, per i detenuti meritevoli, uno sconto di pena di 60 giorni ogni 6 mesi di carcere contro gli attuali 45 giorni. «Parliamo di 3-4mila persone che potrebbero uscire un po’ prima alleviando la situazione», dice ancora Anastasìa, che prosegue: «L’attuale regime della sanzione sostitutiva della riforma Cartabia prevede che la persona abbia un domicilio idoneo presso cui stare, una serie di condizioni che praticamente tagliano fuori tutta l’area della marginalità sociale».
Immigrati e poveri sono, di fatto, automaticamente esclusi dalle alternative al carcere. Accanimento sulla marginalità che colpisce anche i migranti irregolari nei Cpt, dove possono stare anche per 18 mesi per un reato amministrativo, in attesa di un rimpatrio che in 3 casi su 4 non accadrà mai, senza poter uscire, senza avere nessuna attività da poter svolgere, ristretti senza colpa. A febbraio a Ponte Galeria un suicidio anche tra di loro.
22 luglio 2024

