Caso Salis, don Ciotti: «Ripristinare condizioni di detenzione accettabili»

L’appello del presidente di Libera: «La giustizia faccia il suo corso. la pena consiste in una temporanea privazione della libertà personale, non della dignità umana»

«Ci sono situazioni in cui tacere è una colpa, mentre parlare è un obbligo morale e una responsabilità civile». Don Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele, lo afferma pensando al caso di Ilaria Salis, «che tutti abbiamo visto umiliata e incatenata in tribunale, in occasione del processo che la vede coinvolta in Ungheria». Nell’analisi del sacerdote, «la giustizia, in qualsiasi Paese, prevede che si debbano pagare eventuali reati, proprio a questo dovrebbe servire un processo: appurare se il reato sussiste e di quale entità. Ma la pena consiste in una temporanea privazione della libertà personale – sottolinea -, non della dignità umana che è un bene inalienabile».

Ora, prosegue il sacerdote, «vediamo Ilaria doppiamente ferita: nell’attesa lunghissima di un processo per fare chiarezza sui fatti di cui la si accusa e nelle condizioni vergognose della detenzione che subisce». Ma «calpestare intenzionalmente la dignità delle persone non significa fare giustizia, ma cercare vendetta. È possibile che nella “civile” Europa si tollerino atteggiamenti simili, da parte delle istituzioni di un Paese che si dice democratico?». Oggi – sono ancora le parole di Ciotti – «molti sono portati a pensare che uno Stato “forte” sia uno Stato giusto, dove però quella forza non è intesa in termini di autorevolezza degli organi di governo e tenuta delle istituzioni democratiche, ma come prepotenza nei confronti dei cittadini inermi».

L’invito, allora, è a «uscire da questo equivoco, se vogliamo garantire i diritti di Ilaria Salis e non solo. La sua situazione, che sentiamo vicina perché riguarda una cittadina italiana in terra straniera, ci obbliga ad aprire gli occhi anche sulle ingiustizie che colpiscono altri: i detenuti sottoposti a trattamenti simili, in Ungheria come altrove, o le persone di origine straniera che in Europa sono spesso alla mercé di leggi punitive e di una burocrazia ostile».

Da ultimo, un appello: «Chiediamo che ci sia un sussulto da parte della politica e di tutti gli organi competenti, affinché si arrivi al più presto a ripristinare condizioni di detenzione accettabili per Ilaria, e la giustizia faccia velocemente il suo corso. È fondamentale che non debba scontare neppure un giorno in eccesso di una pena che ancora neppure sappiamo se abbia fondamento».

1° febbraio 2024