Catalogna, Puigdemont a Bruxelles
Il leader catalano: «Non scappo dalla giustizia spagnola. Tornerei, con un processo equo». La richiesta di garanzie per le elezioni del 21 dicembre, fissate dal governo di Mariano Rajoy. «Chiedo alla comunità di reagire»
Una conferenza stampa al Press Club Brussels Europe, nel cuore del quartiere europeo della Capitale belga, per spiegare le ragioni della sua presenza. E «portare i problemi catalani nel cuore dell’Europa, rendendo evidente al mondo il deficit democratico spagnolo». Il leader catalano Carles Puigdemont ha scelto questa strada oggi, martedì 31 ottobre, per spiegare la sua assenza da Barcellona e il suo viaggio nella città sede delle istituzioni Ue, accompagnato da alcuni membri dell’esecutivo catalano. E ha cominciato negando anzitutto la volontà di chiedere asilo politico: una parte del deposto governo regionale catalano, ha spiegato, «resterà qui per lavorare». Con la garanzia di un processo equo, ha aggiunto Puigdemont, «tornerei in Catalogna. In Spagna al momento non c‘è un desiderio di giustizia ma di vendetta. Ma non stiamo scappando dalla giustizia – ha ribadito davanti a un’affollata platea di giornalisti -, vogliamo avere le garanzie giuridiche come cittadini europei».
Ancora, il leader della Catalogna ha puntato il dito contro «l’aggressività dello Stato spagnolo verso migliaia di persone, anche anziane, che esercitavano il loro diritto di voto, l’impunità dell’estrema destra e le multe contro i funzionari», che «ci obbligano ad adottare un piano di lavoro che ha come obiettivo principale quello di evitare la violenza. La pace e il dialogo sono sempre state una priorità catalana». Quindi Puigdemont ha chiesto «garanzie» alla Spagna per le elezioni fissate dal governo Rajoy al 21 dicembre prossimo, chiedendo ai suoi concittadini di votare, di «reagire, altrimenti l’idea di Europa sarà finita e tutti noi finiremo col pagare un prezzo carissimo». Dalle istituzioni europee al momento nessuna reazione.
31 ottobre 2017

