Centro Astalli, da 40 anni al servizio della «cultura dell’incontro»

A Sant’Andrea al Quirinale la mostra fotografica coi ritratti dei rifugiati, firmati da Francesco Malavolta. Il messaggio del Papa: «Ci appassioni il gettare ponti». De Donatis: il dialogo, «opportunità per rafforzare fede e identità». Dal cardinale Czerny l’auspicio di «comunità sempre più inclusive e solidali»»

Il Centro Astalli compie 40 anni e da Papa Francesco giunge «l’augurio sincero che si realizzi veramente la “cultura dell’incontro” e come popolo ci appassioni il volerci incontrare, il cercare punti di contatto, il gettare ponti, il progettare qualcosa che coinvolga tutti». Solo così sarà possibile scrivere nuove pagine di storia ben differenti da quelle degli ultimi decenni che «hanno dato segni di ritorno al passato. I conflitti si riaccendono in diverse parti del mondo, nazionalismi e populismi si riaffacciano a diverse latitudini, la costruzione di muri e il ritorno dei migranti in luoghi non sicuri appaiono come l’unica soluzione di cui i governi siano capaci per gestire la mobilità umana». Il saluto di Bergoglio ha introdotto questa mattina, 16 novembre, la conferenza stampa di presentazione della mostra fotografica “Volti al futuro. Con i rifugiati per un nuovo noi” con venti ritratti di rifugiati accolti dal Centro Astalli e immortalati dall’obiettivo di Francesco Malavolta. Gli scatti con i volti sorridenti di Christelle, della Repubblica democratica del Congo, Duclair, del Camerun, Emmanuel, originario della Nigeria e altri 17 rifugiati provenienti da Egitto, El Salvador, Mali, rimarranno esposti nella chiesa di Sant’Andrea al Quirinale, retta dai Gesuiti, fino al 28 novembre. Volti dietro ai quali si celano storie dolorose di donne e uomini costretti a «scappare da condizioni di vita assimilabili a quelle della schiavitù», scrive Francesco nel messaggio, letto dal rettore della chiesa, padre Alessandro Manaresi.

Ma non sempre «di fronte al grido di aiuto lanciato da queste persone i cristiani rispondono con una sola voce – ha aggiunto il cardinale vicario Angelo De Donatis -. In molti persistono dubbi, esitazioni, preoccupazione e persino ostilità: molti, infatti, percepiscono l’arrivo dei rifugiati, specie quelli di religioni diverse, come una minaccia alla loro identità cristiana, alla loro cultura e alle loro tradizioni. Anziché sentirci minacciati però, la riflessione e la pratica dell’accoglienza possono rappresentare un’opportunità di rafforzare la nostra fede e la nostra identità con il dialogo e nel rispetto delle reciproche diversità. Tutti questi elementi – ancora le parole del porporato – ci interrogano e sfidano la Chiesa e la società. Il fenomeno epocale delle migrazioni è destinato per sua natura a segnare le nostre relazioni e il rapporto tra le culture e i popoli, determinando cambiamenti inediti ai quali non possiamo sottrarci. Occorre invece imparare a viverli e a comprenderli per creare nuovi modi di incontro».

Il Centro Astalli è stato fondato 40 anni fa da padre Pedro Arrupe, Preposito generale della Compagnia di Gesù dal 1965 al 1983, per il quale il 5 febbraio 2019 il cardinale vicario Angelo De Donatis ha aperto ufficialmente l’inchiesta diocesana per la causa di beatificazione. Nato a Bilbao il 14 novembre 1907, nel giorno del suo 73° compleanno, il 14 febbraio 1980, Arrupe fondò a Roma il Jrs, il Servizio dei Gesuiti per i rifugiati, e l’anno dopo, sempre il 14 novembre, furono avviate le attività del Centro Astalli che all’ombra del motto “accompagnare, servire e difendere” si adopera in tutta Italia per tutelare i diritti e la dignità dei rifugiati giunti nella penisola e per diffondere la cultura dell’accoglienza e dell’integrazione. L’anniversario rappresenta una «ricorrenza importante per tutta la Chiesa di Roma – ha affermato De Donatis -. Il Centro Astalli nella nostra città è una testimonianza viva dell’amore di tutta la comunità cristiana per i rifugiati e per tutte le persone che, senza questo amore, vivrebbero non solo senza un pasto, senza un tetto e senza cure, ma anche senza voce e senza diritti». Ma i diritti umani non sempre sono «uguali per tutti», ha ribadito il cardinale Michael Czerny, sottosegretario della sezione Migranti e rifugiati del dicastero pontificio per il Servizio dello sviluppo umano integrale. Per il porporato, «i migranti e i rifugiati hanno subito molto spesso sulla loro pelle la trasformazione dei diritti di tutti in privilegi di alcuni. Una terribile contraddizione. Ora – ha rilevato – ci aspetta una sfida per il futuro: quella di una cultura dell’incontro che apra a comunità sempre più inclusive e solidali».

Dal 6 ottobre 2014 il Centro è guidato da padre Camillo Ripamonti, per il quale la gioia di questo anniversario è «funestata» da tante preoccupazioni, specie «in questo tempo in cui il diritto d’asilo sembra essere eroso all’interno dell’Unione europea». Il pensiero del religioso vola al confine tra la Bielorussia e la Polonia, dove «si sta consumando l’ennesimo braccio di ferro sulla pelle dei migranti. Il diritto di asilo nato per tutelare la dignità umana sembra diventato un problema e non una delle conquiste più alte del nostro vivere civile», ha osservato. Ripamonti non ha nascosto nemmeno la preoccupazione per la situazione di centinaia di migranti e di rifugiati che a Roma «vivono per strada, in rifugi di fortuna o in occupazione, in non poche occasioni, sgomberati con alternative fragili e spesso non durature».

Dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti la disponibilità a collaborare con il Centro Astalli e tutte le realtà del terzo settore per appianare «l’esistente conflitto tra chi quotidianamente si spende per l’accoglienza e l’integrazione e chi diffonde la cultura dell’intolleranza cercando di scaricare sugli ultimi i problemi irrisolti da tempo». Dalla neo presidente del municipio I Lorenza Bonaccorsi la volontà di instaurare un «dialogo e un confronto continuo per costruire insieme una città plurale e inclusiva, non lasciando indietro nessuno».

16 novembre 2021