Chiesa e società moderna

Giugno 1978, le riflessioni del vescovo Clemente Riva sulle linee pastorali di promozione umana

Oggi vi è una crisi culturale abbastanza diffusa. Spesso si pensa di fare cultura, in realtà si fa ideologia o fraseologia e nominalismo. E quando non si sa pensare né ragionare, si usano violenze psicologiche o manganelli o pistole per imporre il proprio modello di vita; qualcuno poi evade nella sconfitta umana della droga.

Il primato dell’uomo e della vita, le dimensioni morali e religiose della persona, le necessità vitali ed esistenziali della sussistenza e sopravvivenza umana, la qualità della vota e dei rapporti di convivenza tra gli individui, le famiglie e i gruppi, il riconoscimento e il rispetto di tutti i valori storici e metastorici, sono tutte questioni importanti ed urgenti nella comunità umana. Inserirsi in questa problematica di tutela e di garanzia e di promozione umana significa, oggi, «fare politica». E la Chiesa stessa, la comunità cristiana (come comunità di fede, di speranza e di carità) con tutte le sue componenti non possono essere assenti né estraniarsi, pena il non essere «ecclesia» nel mondo. Perciò la Chiesa ha il diritto di esser presente e protagonista anch’essa in questi problemi sostanziali dell’umanità; e per questo essa pure ha il diritto e il dovere di «fare politica».

Ora, come si presenta attualmente la nostra società contemporanea? Il tipo di società che esisteva al tempo del Concilio Vaticano II e che i Padri conciliari avevano presente nella Gaudium et Spes, consentiva «l’ipotesi della cooperazione»; oggi, quell’immagine di società, è ancora attuale? Oppure «la realtà postula invece la contestazione al limite la rivoluzione» (G. Colombo) nei confronti dell’attuale sistema socio-politico, della mentalità e dei comportamenti consumistici, edonistici, e insieme di un’ansiosa preoccupazione per una miseria incombente che in molti ambienti e per molti senza lavoro aumenterà? Centinaia di migliaia di giovani e di studenti e di neolaureati disoccupati e in parcheggio rabbioso costituiscono un vulcano esplosivo.

Ciò che si può affermare, considerando l’attuale società, è che le trasformazioni sociali e politiche e culturali sono così rapide che ogni analisi diviene estremamente provvisoria; non vale per anni, ma solo per mesi. E tutti noi siamo coinvolti in questa rapidità.

Comunque i caratteri della società contemporanea sembrano essere i seguenti: a) una società in cammino verso una complessità sempre più complicata e diversificata, b) una società in cui le tensioni tendono a trasformarsi in conflittualità, in lotta, c) una società ambigua nel linguaggio e polivalente nell’interpretazione dei fatti e delle azioni. Culturalmente, oggi, noi cristiani siamo di fronte a due movimenti e modelli di vita prevalenti: il marxismo e il radicalismo.

Il Marxismo ha dietro di sé una cultura notevole, che però in questi anni sta entrando in crisi. Basti seguire i dibattiti che Riviste e altri organi di stampa stanno proponendo in questi temi sulla cultura e sugli intellettuali di sinistra coinvolti nella strumentalizzazione. Ma voglio ricordare due testi di questi giorni assai significativi. Uno di Lucio Colletti, marxista professore all’Università di Roma: «Il mio punto di vista è che c’è nel nostro tempo una crisi del marxismo, nessuno la vuole riconoscere a chiare lettere e dietro questo rifiuto cresce la situazione paradossale che è implicità nella sua domanda: cioè, in nome del marxismo si affrontano le posizioni più diverse, che spesso col marxismo non hanno più a niente a che fare» (Repubblica, sabato 11-6-77). Il secondo è del prof. Alfonso Di Nola: «All’interno della dialettica storica – materialistica questi fatti (di religiosità popolare, feste, pellegrinaggi, santuari) non sono spiegabili. Noi che avevamo a lungo usato questo schema, questa chiave di lettura, siamo in crisi. Marx e Gramsci riducono lo scoppio della festa subalterna a un meccanismo di alienazione. Sul campo della realtà vissuta noi abbiamo verificato cose che fanno crollare le teorie: non si tratta di alienazione: tutt’altro, si tratta di un’Esplosione della nudità totale della condizione umana, esposta ai rischi» (Giorno, 23-5-77). In realtà oggi, i momenti veramente alienanti dell’uomo sono l’urbanesimo, il lavoro disumano, il linguaggio polivalente, ecc.…

Il discorso sul radicalismo è differente. Fino a circa quindici anni fa il radicalismo era un movimento culturale in prevalenza. Si pensi a Ernesto Rossi e a tutti il gruppo degli «Amici del Mondo» coi loro Convegni. Successivamente gli uomini di cultura sono scomparsi o si sono ritirati, e sono rimasti dei gruppetti di giovani agitati, la cui politica, più che una base culturale, ha un fondamento emotivo, viscerale, istrionico, carismatico. Ora in ambienti incolti e fragili psicologicamente ha un certo successo questo movimento, e raccoglie tutti i malcontenti, e oggi non sono pochi, facendo leva su un certo qualunquismo di sinistra e di irresponsabilità.

La Chiesa e i cristiani devono «stare in campo aperto» (De Rita) in questa società che è la nostra società, quella in cui Dio ci ha posti per realizzare il massimo di bene e di amore e per poter contribuire in modo decisivo a sviluppare gli aspetti positivi e a diminuire gli aspetti negativi. Per il cristiano, in questo momento, la schizofrenia e la disarticolazione sono anche peccati sociali oltre che individuali.

La vita è dura e difficile nella sua effettiva realtà, e non è lecito né morale sfuggirla o evadere in piccoli gruppi intimistici e in comunità fideistiche, ma neppure cadere nell’illusione di poter presentare una sovrapposizione, alle realtà umane e sociali, di nuovi modelli, più o meno cristiani, di uomo e di società, sganciandosi da valori storici e naturali, in cui tutti noi siamo essenzialmente e sostanzialmente coinvolti e radicati. Anzi le comunità cristiane se sentono impegnate a vivificare la loro fede con le opere, e i gruppi e i movimenti cristiani avvertono e prendono sempre più coscienza dei valori umani, naturali, sociali, storici, portando nella società politica la loro ispirazione e il contributo cristiano, affinché il bene comune sia sempre più di tutti e di ciascuna persona. Il lavoro, l’impegno di ogni cristiano e di ogni comunità e movimento nell’attuale società non può esser scansato; per questo i gruppi cristiani si sentano tali nel mondo: fede o opere siano sostanzialmente congiunti (Clemente Riva)

11 giugno 1978