Chiudono i pronto soccorso, in 12 anni oltre 100 in meno
Presentata all’Università Cattolica un’indagine realizzata da un gruppo di lavoro Altems. In esame il periodo 2011 – 2023. Diminuiscono gli accessi. Ampie differenze a livello regionale
Servizi di pronto soccorso e dipartimenti di emergenza: cala il numero di quelli disponibili a livello nazionale, da 808 del 2011 a 693 del 2023, ben 115 in 12 anni. Anche se aumentano i medici specializzati in emergenza-urgenza (E-U) che lavorano in ogni singola unità di assistenza (da 3,8 a 6,9 medici per servizio, quasi un raddoppio). Sono alcuni dei dati presentati lunedì 23 giugno in occasione del Graduation Day, la giornata di proclamazione per gli studenti dei master promossi da Altems – Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi sanitari nella facoltà di Economia dell’Università Cattolica – per l’anno accademico 2023/2024, nell’auditorium della sede di Roma dell’ateneo.
Lo studio è stato presentato nel corso della tavola rotonda intitolata “Verso il 2050: innovazione, etica e sostenibilità in sanità” al centro dell’evento aperto dal rettore dell’Università Cattolica Elena Beccalli, dalla preside della Facoltà di Economia dell’Università Cattolica Antonella Occhino e dal preside della facoltà di Medicina e chirurgia dell’ateneo Antonio Gasbarrini, e introdotto da Giuseppe Arbia, direttore dell’Altems. Fra i dati dell’indagine è emerso il progressivo incremento in termini assoluti dei medici specializzati in E-U tra il 2011 e il 2018. Dal 2018 in avanti il contingente diminuisce in termini assoluti ma in modo relativamente lieve.
Secondo l’analisi condotta su dati della Ragioneria Generale dello Stato, i medici Emergenza-Urgenza sono passati da 3.033 nel 2011 a 5.217 nel 2018 raggiungendo il picco del periodo, per poi scendere progressivamente ed arrivare a 4.748 nel 2023. In termini percentuali sul totale dei medici di ogni specializzazione, passano dal 2,8% del 2011 raggiungendo proprio nel 2018 il livello di incidenza massimo (4,7%) per poi di nuovo calare a 3,9% nel 2022 e 4,1% nel 2023; tra il 2018 e il 2023 vi è un calo del 9% (calo del 16,6% se confrontiamo il 2022 con il picco del 2018). Osservando i trend è evidente l’impatto generato dal Covid-19 tra il 2020 e il 2022 che sembra rientrato proprio a partire dal 2023.
L’analisi è stata realizzata da un gruppo di lavoro Altems coordinato dalla professoressa Federica Morandi, associata di Organizzazione Aziendale alla facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, e dal dottor Angelo Tattoli, ricercatore Altems, con l’obiettivo di comprendere l’evoluzione delle dotazioni strutturali e la consistenza del contingente del personale medico in servizio nelle strutture di emergenza e urgenza (PS, DEA I, DEA II) negli ospedali italiani e nelle diverse regioni, osservando i trend di lungo periodo. Con i dati attualmente disponibili è stato possibile ricostruire il trend tra il 2011 e il 2023. Ampia la variabilità a livello regionale.
Quanto agli accessi in Ponto soccorso, il tasso per mille abitanti è passato da 363 nel 2011 a 311 nel 2023. Il numero di accessi (per mille abitanti) al Pronto soccorso per medico di Emergenza-Urgenza è passato da una media di 18,11 del 2011 ad una media nazionale di 7,69 nel 2023. E ancora, la percentuale dei pazienti ricoverati dopo un accesso al Pronto soccorso è passata da 14,9% a 13%. «Diverse – si legge in una nota – possono essere le ragioni di questa dinamica tra cui la minore gravità media dei pazienti che giungono in Pronto soccorso. Anche in questo caso si registra una eterogeneità regionale significativa in tutti gli anni considerati».
Lo studio mostra uno scenario «che sembra contro-intuitivo rispetto ad una situazione che si caratterizza per lunghe attese e pronto soccorso affollati. I dati parlano di risorse infrastrutturali “razionalizzate” più che depauperate e di dotazioni di personale medico specializzato crescente a fronte di una riduzione degli accessi dei pazienti nei PS/DEA per 1.000 abitanti». Vanno però tenuti presenti altri elementi di criticità: l’analisi infatti «non fornisce elementi sulla disponibilità dell’altro personale sanitario (infermieri, tecnici, ecc.) né tantomeno sulle dotazioni tecnologiche e soprattutto sulle modalità organizzative molto differenti tra regione e regione».
23 giugno 2025

