Comece: «Non esiste un diritto umano all’aborto»
I vescovi d’Europa si sono espressi sulla “Risoluzione Matic” del Parlamento Ue, che sarà votata presumibilmente il 23 giugno. Il nascituro ha «diritto umano alla vita»
“Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione della salute e i diritti sessuali e riproduttivi nell’Ue, nel quadro della salute delle donne”. Questo il nome completo della “Risoluzione Matic”, dal nome del deputato socialista croato che l’ha presentata, sulla quale ieri mattina, 17 giugno, la Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece) si è espressa con un Position Paper. Non solo: i presuli scendono in campo chiedendo alle singole Conferenze episcopali Ue di prendere contatto con i parlamentari europei dei loro Stati, richiamandoli alla «responsabilità» in vista del voto in plenaria, presumibilmente il 23 giugno.
Nel documento, «preoccupazione» e «rammarico» per una serie di affermazioni contenute nella proposta di Risoluzione. «Apprezziamo positivamente la preoccupazione fondamentale di proteggere la salute e i diritti delle donne – scrive il segretariato della Comece padre Manuel Barrios Prieto nel Position Paper -. Allo stesso tempo, siamo molto preoccupati per una serie di dichiarazioni e argomentazioni contenute nel progetto di risoluzione in questione». Tre, in particolare, i punti evidenziati dai vescovi. Il primo è la «prospettiva unilaterale, in particolare sulla questione dell’aborto». In concreto, viene contestato il fatto di considerare l’aborto come un «servizio sanitario essenziale che dovrebbe essere disponibile per tutti. Un intervento medico di tale portata – si legge nel Position Paper – non può e non deve diventare una pratica normale. A nostro avviso, questa classificazione è eticamente insostenibile».
La motivazione è semplice: «Come Chiesa, siamo convinti che la vita umana fin dall’inizio, compresa la vita ancora in grembo, possiede una propria dignità e un diritto indipendente che deve essere protetto». L’aborto pertanto non può diventare «un mezzo di pianificazione familiare né far parte della cura ordinaria della salute». Il nascituro infatti, è la tesi portata avanti dai vescovi, ha «una vita indipendente creata a immagine di Dio», quindi «ha il diritto umano alla vita». Un punto di vista opposto a quello contenuto nella bozza di Risoluzione, nella quale i legislatori presentano «il servizio sanitario dell’aborto come un diritto umano», chiedendo quindi agli Stati membri di rispettare «i loro obblighi ai sensi dei trattati internazionali sui diritti umani». La Comece ribatte con forza che «non è così. Non esistono diritti umani internazionali, o altri trattati internazionali, che prevedano un tale diritto umano all’aborto generale e un corrispondente obbligo degli Stati».
Il secondo punto evidenziato nel Position Paper riguarda il «diritto fondamentale all’obiezione di coscienza, che è emanazione della libertà di coscienza», negato dal progetto di Risoluzione. Al punto tre, infine, la Comece invoca la competenza legislativa degli Stati membri nel settore della salute collettiva e dei diritti sessuali e riproduttivi. La bozza di Risoluzione enuncia «in linea di principio» questa prospettiva ma «nella sua argomentazione, non rende giustizia a questa premessa». L’accompagnamento medico delle persone, concludono i vescovi, è «un compito nobile ma anche delicato e complesso. Richiede un bilanciamento lecito ed etico di tutti i diritti coinvolti. Chiediamo al Parlamento europeo di tenerne conto nella posizione che assume in questo settore».
18 giugno 2021

