Comunicazione sociale alla Salesiana, dottorato a padre Lombardi

Nel corso del convegno “Ripensare la comunicazione: le teorie, le tecniche, le didattiche” si sono celebrati 25 anni di fondazione della facoltà. Il direttore della Sala stampa vaticana: «Saper parlare a tutti»

«Esempio» per tutti quelli che operano nella comunicazione pastorale, «la sua estrema fedeltà alla verità ha permesso di capire la realtà della Chiesa secondo chiavi di lettura non convenzionali». Così don Ángel Fernández Artime, Rettore maggiore dei Salesiani e gran cancelliere dell’Università Pontificia salesiana-Ups di Roma, motiva le ragioni per cui l’ateneo ha deciso di conferire al direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, il dottorato honoris causa in Scienze della comunicazione sociale. Cerimonia tenutasi nel corso del convegno “Ripensare la comunicazione: le teorie, le tecniche, le didattiche” svolto il 14 e 15 novembre scorsi nella sede della facoltà, di cui si sono  celebrati i venticinque anni di fondazione.

«In oltre 40 anni di attività padre Lombardi ha espresso un’intelligenza dei mass media che gli ha permesso di accogliere con saggezza le diverse innovazioni tecnologiche – aggiunge  monsignor Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della Cei -, incluse quelle legate all’ambiente digitale, e i cambiamenti storico-culturali. Il suo equilibrio lo ha reso un grande comunicatore che ha saputo accompagnare perfettamente le varie fasi della comunicazione vaticana». Un ruolo incardinato nella storia stessa della Chiesa, a sua volta intrecciata alla storia del mondo, soprattutto nei momenti difficili per l’umanità, quando la voce del Papa si è levata per condannare le guerre, i soprusi e per lanciare, di contro, messaggi di speranza. E «oggi più che mai – spiega padre Lombardi nella sua lectio magistralis – bisogna comunicare per unire, e non per dividere, sia nella Chiesa che nella famiglia. La comunicazione deve essere sempre al servizio della pace».

Gli esempi non mancano e il gesuita neo dottore prova a sintetizzarli nella sua relazione: «Ho cominciato il mio servizio alla Radio Vaticana nel 1991, nel giorno stesso in cui cadevano le prime bombe su Baghdad e iniziava la prima guerra del Golfo. Ero stato nominato direttore dei programmi e non avevo la minima idea di che cosa avrei dovuto fare nella mia nuova veste in quella situazione. Per mia fortuna capii abbastanza rapidamente che il mio compito non era così difficile come potevo temere, perché la Radio Vaticana era la “radio del Papa” e il primo commentatore della realtà e della storia che vivevamo era in realtà il Papa stesso, e il Papa non era silenzioso né latitante di fronte a quello che succedeva nel mondo». Padre Lombardi sottolinea dunque la necessità, anche per la Chiesa, di valorizzare le comunicazioni sociali. «Dobbiamo ricordarci dei poveri anche nell’attività comunicativa – insiste -. La Chiesa deve dimostrare di saper parlare a tutti i popoli e a tutte le culture».

Specie in questa era, verrebbe da dire, perché «in questi ultimi venticinque anni abbiamo vissuto eventi epocali che stanno ridefinendo a livello antropologico la stessa situazione dell’umanità –  spiegano gli ideatori del convegno –. La diffusione di Internet e dei social network sta ridefinendo lo spazio, il legame, le forme di comunicazione, l’educazione e tutti gli ambiti della vita sociale dell’uomo, con i governi che, a partire dall’11 settembre del 2001, hanno incrementato il controllo sociale usando proprio la rete come luogo, spazio e tecnologia ideale del controllo». All’interno di un simile scenario «una facoltà di comunicazione di matrice cristiana si dovrebbe interrogare allora su quale compito e responsabilità assumere: quali teorie dovrebbe elaborare e diffondere? Quali tecniche e tecnologie adottare? Quali didattiche vivere e sperimentare per far sì che il progetto formativo proposto incida effettivamente nella realtà?».

Significa cioè, «al di là degli aspetti tecnici e tecnologici – puntualizza don Mauro Mantovani, decano dell’Ups -, riappropriarci del significato antropologico ed etico della comunicazione». E illustrando in tal senso la rivisitazione in atto dei percorsi di studio dell’ateneo salesiano, il decano annuncia anche la collaborazione con un’università statale di Roma per un innovativo, e quanto mai necessario, “Double Degree” «sulla comunicazione integrata in una società multiculturale e multireligiosa».

 

17 novembre 2014