Con “Fede e luce” amicizia e prossimità

L’esperienza nella parrocchia di San Gaetano: coinvolte 30 persone con fragilità, insieme a famiglie e amici. Gli incontri online e le attività creative

Una comunità di incontro fondata sul valore dell’amicizia e della prossimità. È il gruppo “Fede e Luce” della parrocchia di San Gaetano, al quartiere Fleming, dal 2001 impegnato al fianco delle persone con disabilità e delle loro famiglie. La comunità è parte del movimento fondato da Jean Vanier e Maria Hélène Mathieu, che a Lourdes nella Pasqua del 1971 organizzarono un pellegrinaggio a cui parteciparono 12mila persone, delle quali 4mila con disabilità. Da allora i gruppi si sono moltiplicati fino a divenire migliaia in tutti i continenti: in Italia se ne contano 60, di cui 15 solo a Roma. «“Fede e Luce” è nata con l’idea di sottrarre le famiglie alla tentazione di isolarsi, di tagliarsi fuori dalla vita “normale”, affinché scoprano che proprio il loro figlio più fragile può essere fonte di solidarietà che crea unione tra tutti», spiega Huberta Pott, da otto anni responsabile della comunità di San Gaetano, che a oggi conta una trentina di persone, tra giovani e adulti con fragilità, le loro famiglie e gli amici, la cui età varia dai 18 agli 80 anni.

«Alla base di tutto c’è il desiderio e la volontà di creare profondi legami di amicizia con ciascuna famiglia che fa parte del gruppo – prosegue Huberta -. Proprio per questo i membri della comunità si incontrano una o due volte al mese per vivere la condivisione di esperienze e speranze ma anche momenti di festa e di preghiera». L’occasione può essere una giornata, un weekend o anche un’intera settimana grazie ai campi estivi organizzati da “Fede e Luce”, a cui prendono parte i giovani e gli adulti con disabilità insieme agli amici. Attività e incontri che hanno subito uno stop forzato in tempo di pandemia, costringendo il gruppo a rimodulare il suo impegno a favore dei più fragili. «In questo anno complicato le famiglie hanno vissuto difficoltà ancora più amplificate – spiega la responsabile -. Per non lasciarle sole abbiamo cominciato ad organizzare prima degli appuntamenti online, poi, quando è stato possibile, anche degli incontri individuali con le dovute cautele». Da qui l’idea di avviare tutta una serie di piccole attività creative e originali attraverso cui mantenere vivi i contatti con i componenti della comunità. «A Natale abbiamo organizzato una video recita del presepe vivente a distanza, a Pasqua invece abbiamo dipinto le uova – riferisce Huberta -. Non solo: abbiamo anche realizzato, grazie a un tutorial inviato a ciascuno, delle cornici che poi abbiamo venduto. Con i fondi raccolti stiamo organizzando un piccolo soggiorno nel mese di giugno».

10 maggio 2021