Confine Bielorussia – Polonia: la preghiera dei vescovi bielorussi
Il segretario vaticano per i rapporti con gli Stati Paul Gallagher a Mosca: «L’Europa si assuma la responsabilità». Perego (Migrantes): «Tutelare i più deboli»
Una donna migrante ritratta in primo piano, con un bambino tra le braccia. Il sito della Conferenza episcopale bielorussa sceglie questa immagine per accompagnare l’invito alla preghiera per i rifugiati e migranti. «In un momento in cui ai confini del nostro Paese si sta consumando una vera crisi umanitaria – scrivono i vescovi -, preghiamo per le persone che appartengono al gruppo più vulnerabile dell’umanità: migranti e rifugiati». In questo momento, si stima che siano almeno 4mila i migranti radunati al confine orientale con la Polonia, nei campi vicino a Kuznica. «Dio misericordioso, fa che i rifugiati e i migranti, privati della casa, della famiglia e di tutto ciò che hanno, sentano la Tua presenza piena d’amore – recita la preghiera -. Scalda i cuori dei bambini e degli anziani, così come le persone più deboli. Fa sentire loro che sei vicino, come eri vicino a Gesù, Maria e Giuseppe, quando erano profughi in Egitto. Aiutali a trovare una nuova casa e una nuova speranza. Apri i nostri cuori affinché li accettiamo come nostre sorelle e fratelli, vedendo nei loro volti Tuo Figlio, Gesù».
Intanto dall’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i rapporti con gli Stati, in visita a Mosca dall’8 al 10 novembre, è arrivata l’esortazione ai Paesi Ue ad assumersi le loro responsabilità e mostrare un atteggiamento umano. Lo riferisce l’agenzia Tass: «Voglio dire – le parole del presule – che ora vediamo una crisi ai confini polacco-bielorusso e lituano-bielorusso. La nostra posizione è che chiediamo alle autorità di tutta Europa di assumersi la responsabilità per migranti e rifugiati. Chiediamo a tutte le parti di assumersi la responsabilità e di risolvere questa gravissima crisi umanitaria». Quindi l’appello: «Invito tutti a guardare a questa situazione non in termini di numeri ma dal punto di vista della sorte di chi come noi si trova di fronte a una situazione molto grave».
Un forte appello per «la tutela delle persone migranti e dei soggetti deboli ammassati al confine tra Bielorussia e Polonia in condizioni drammatiche e in una stagione fredda oramai prossima all’inverno» arriva oggi, 10 novembre, anche dall’arcivescovo Gian Carlo Perego, presidente della Fondazione Migrantes, raggiunto dall’Agenzia Sir proprio sulla situazione alla frontiera tra i due Paesi. «Ancora una volta i migranti vengono strumentalizzati e diventano vittime di rifiuto o sfruttamento», ha constato Perego, esprimendo l’auspicio di «un intervento diretto dell’Unione europea, che distingua innanzitutto il valore e l’importanza di una protezione internazionale e le varie problematiche politiche che devono essere risolte sul piano diplomatico». Migliaia in queste ore i migranti che cercano di entrare nell’Unione europea, con tensioni e arresti da parte della polizia polacca. «Sono persone disperate come quelle che percorrono la rotta balcanica, si sta verificando la stessa situazione – ha osservato l’arcivescovo -. Bisogna prima di tutto capire chi sono e nel caso attivare le procedure di protezione internazionale a seconda della provenienza e delle storie personali. Soprattutto nei confronti dei soggetti più deboli e per coloro, come gli afghani, per i quali ci sono accordi di tutela prioritari».
L’attenzione del presidente di Migrantes è anzitutto per i bambini e le donne, che «che portano con sé una serie di sofferenze durante un lungo e difficile viaggio, che lascia alle spalle situazioni di violenze, guerra e abbandono». Alla Polonia, dunque, la richiesta di «tutelare le persone, coniugando sul territorio quei quattro verbi che Papa Francesco continua a consegnare alle nostre Chiese: accogliere, tutelare, promuovere ed integrare». Alla Bielorussia invece l’invito a «non strumentalizzare per fini politici le persone deboli e in cammino». Il governo italiano, in questo caso, «può continuare nel suo impegno di accoglienza, dando dimostrazione alla Polonia di una apertura e attenzione alla tutela e alla protezione internazionale, mostrando la possibilità di corridoi umanitari e della realizzazione di una struttura di accoglienza che impegni tutti i 27 Paesi europei». E anche la Russia, ha dichiarato l’arcivescovo al Sir, «può fare la differenza anche in termini di un cambiamento di atteggiamento nei confronti dei migranti in cammino. Speriamo non ci sia una guerra perché non conviene a nessuno – la conclusione -. Importante è che la violenza non venga pagata dai migranti e dai soggetti deboli».
10 novembre 2021

