Contro tutte le violenze

I funerali del giudice Vittorio Occorsio, ucciso dalle Brigate rosse nel luglio 1976, presieduti dal cardinale vicario Ugo Poletti

«La società civile non può venir meno nei grandi valori della libertà, della giustizia, della fraternità, della bontà finché il suo cammino è illuminato da esempi dei magistrati Coco, Occorsio e altri che, grazie a Dio, sono sfuggiti miracolosamente alla morte». Queste parole di speranza sono state pronunciate dal Cardinale Vicario Ugo Poletti nel corso dell’omelia, durante le solenni onoranze funebri del sostituto Procuratore della Repubblica Vittorio Occorsio, svoltesi nella basilica di S. Lorenzo fuori le Mura presenti, con il Presidente della Repubblica, le massime cariche dello Stato. Una folla immensa e commossa era intervenuta per essere vicina ai familiari dello scomparso (la moglie, i figli, la madre, il fratello e le sorelle, di cui una suora) e per dare l’estremo saluto della città al coraggioso magistrato che ha pagato con la vita la sua dedizione al dovere.

La Messa funebre è stata celebrata dal Cardinale Vicario, assistito da quattro prelati: il parroco della Chiesa di Sant’Emerenziana, parrocchia del magistrato, quello della chiesa di San Clemente, del quartiere dove nacque Occorsio e dove risiede ancora la madre del magistrato, un sacerdote cugino del giudice, un cappellano militare, ed il parroco della basilica di San Lorenzo.

Dopo aver dato lettura del telegramma di conforto e incoraggiamento inviato dal Santo Padre ai familiari, il Cardinale ha preso l’occasione per riaffermare «la spirale della violenza fisica, che si sviluppa ogni giorno in modo sempre più impressionante ci pone di fronte alla responsabilità sociale della resistenza ad ogni espressione di violenza da qualunque parte venga e in qualunque forma si esprima. Non basta invocare la legge in difesa dello Stato e dei cittadini; occorre anche formare in tutti una mentalità che si schieri apertamente con lo Stato e con tutti gli organismi dello Stato in difesa della legge stessa e dei suoi tutori.

«La legge – ha detto ancora il Cardinale – infatti non può essere abbandonata in balìa di farneticanti sogni di autoritarismo, di forza, di potenza, di ordine violento, che sono odiosi agli uomini e a Dio». Il Cardinale Vicario affermava ancora: «ogni volta che commettiamo un’ingiustizia, sia pur minima, verso i fratelli, abbiamo già lanciato un seme velenoso», e «l’impegno di resistenza interiore ed esterna alla violenza ci viene offerto dall’esempio del giudice Occorsio» i quale una volta affermò «la giustizia non è mai vendetta».

Dopo aver rivolto ai familiari del giudice parole di conforto nella fede («la sola che può rendere sopportabile il dolore e che è stimolo e occasione per un impegno di più grande bontà, ben superiore allo stesso perdono per i carnefici; perdono che tocca i confini dell’eroismo se si considerano le circostanze di mostruosità e di barbarie con le quali è stato compiuto il delitto»), il Card. Poletti ha espresso solidarietà a tutti gli onesti e in particolare ai magistrati e a tutti coloro che servono la giustizia. E ha concluso augurandosi che «le forze dell’ordine possano al più presto far luce, per riparare la giustizia barbaramente oltraggiata in modo esemplare» e auspicando che «la giustizia si fondi non tanto sulla repressione quanto su valori oggettivi e sulle nostre singole e ferme volontà di cercare il giusto, operare il bene, perdonare le offese».

18 luglio 1976