Coronavirus, i “Drive through” della Difesa per tamponi e laboratori mobili

Operativo dal 3 novembre il progetto Igea: 200 presidi disponibili, in base alla richiesta delle regioni. 19 quelli attivi al momento nel Lazio

Entra nel vivo il progetto Igea: sono operativi da lunedì 3 novembre i Drive through Difesa per effettuare i tamponi utili a verificare la positività al Covid-19. Il ministero della Difesa ha schierato gli uomini delle forze armate per contrastare la pandemia attraverso l’operazione Igea, che rende disponibili 200 presidi, in base alla richiesta delle regioni. Al momento sono 19 quelli attivi nel Lazio, 3 in Umbria, 5 nelle Marche.

Nel Centro Covid-19 del Policlinico militare “Celio” di Roma sono ricoverati circa 100 pazienti Covid, di cui 60 civili, ospitati anche nelle strutture del Centro sportivo olimpico dell’Esercito. Sono invece 20 i pazienti Covid ricoverati nel Centro ospedaliero militare di Milano, provenienti dagli ospedali “Luigi Sacco” e “Fatebenefratelli”. Nuovi laboratori mobili di analisi sono stati aperti a Padova, Milano e Caserta, per incrementare le capacità delle Asl nell’analisi dei tamponi biomolecolari con 30mila test settimanali, e aiutare nella campagna vaccinale antinfluenzale.

Nella città militare della Cecchignola, i militari hanno iniziato a supportare il personale sanitario della Asl Roma 2 per effettuare tamponi ai bambini provenienti dal reparto di pediatria dell’Ospedale “Sant’Eugenio”. In Piemonte l’Esercito è impegnato nel montare delle tensostrutture modulari riscaldate presso alcuni ospedali, per gestire il sovraffollamento dei posti di degenza a bassa intensità.

Nelle parole del ministro Lorenzo Guerini, «la Difesa è impegnata, senza sosta, al fianco dei cittadini in questa emergenza. Il personale militare, con grande senso dello Stato e delle istituzioni, sta operando in tutta Italia sotto il coordinamento dello Stato maggiore della Difesa e del Coi-Comando operativo di vertice interforze, in sinergia con il dipartimento della Protezione civile e con il ministero della Salute».

4 novembre 2020