Coronavirus, le strutture per anziani verso un nuovo isolamento

Stop alle visite, da poco cautamente riprese, in molte rsa. Trincas (Unasam): «Nuova stretta nel decreto. Attendevamo chiarimenti ma non sono arrivati»

Le residenze per anziani tornano a trincerarsi: è questo, pare, l’unico modo per proteggere i loro fragili abitanti dalla nuova ondata di un virus che verso di loro non ha finora mostrato alcuna pietà. La chiusura era stata totale nei mesi del lockdown ma non si era alleggerita nel momento in cui gli spazi e le attività riaprivano: le visite dei parenti e i contatti con l’esterno, comprese le uscite dalla struttura, sono state vietate per tutta l’estate nella maggior parte degli istituti, dove si era consumata in alcuni casi una vera e propria “strage degli innocenti”. Solo a settembre l’Istituto superiore di sanità aveva dettato le indicazioni per una riapertura, seppur necessariamente parziale e regolamentata, a discrezione delle diverse direzioni sanitarie. Da un mese a questa parte, di fatto, in buona parte delle Rsa e delle strutture, gli anziani avevano potuto rincontrare i loro familiari e riprendere cautamente i rapporti con l’esterno.

Ora i contagi tornano a crescere e arrivano notizie dei primi focolai anche all’interno di strutture per anziani. Così, si torna a chiudere, a quanto pare: in Valle d’Aosta è ufficiale lo stop alle visite nelle rsa pubbliche, in Toscana sono oltre 12 le strutture che hanno seguito la stessa strada. E il dpcm del 13 ottobre non fa che confermare questa tendenza: in base all’articolo 1, comma 6 bb, «l’accesso di parenti e visitatori a strutture di ospitalità e lungo degenza, residenze sanitarie assistite (rsa), hospice, strutture riabilitative e strutture residenziali per anziani, autosufficienti e non, è limitata ai soli casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura, che è tenuta ad adottare le misure necessarie a prevenire possibili trasmissioni di infezione».

Per Gisella Trincas, presidente di Unasam (Unione nazionale delle associazioni per la salute mentale), «è una stretta ancora più rigida sugli accessi alle strutture ma soprattutto è la conferma della totale delega alle direzioni sanitarie. E questo ci delude: attendevamo infatti, come associazione, una presa di posizione del ministero che consentisse alle persone di poter vedere i propri familiari e di tornare a uscire, naturalmente con tutta la prudenza e le protezioni necessarie, come chiunque altro sul territorio. Questi chiarimenti, più volte richiesti, non sono arrivati. Non si è fatto nulla per evitare questo nuovo isolamento. E così si ripropone la totale delega alle strutture di una questione fondamentale, che ha a che fare con la salute, il benessere e la sopravvivenza dei nostri anziani». (Chiara Ludovisi)

16 ottobre 2020