Coronavirus: ok alla terza dose di Pfizer per gli over 18
Ema: «Può essere considerata dopo almeno 6 mesi dalla seconda dose». Per gli immunodepressi, via libera al richiamo sia con Pfizer che con Moderna, almeno 28 giorni dopo la seconda dose
La decisione dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) è arrivata nel pomeriggio di ieri, 4 ottobre: la terza dose del vaccino anti Covid messo a punto da BioNTech/Pfizer può essere somministrata alle persone dai 18 anni in su, dopo almeno 6 mesi dalla seconda dose. Lo ha stabilito il Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) dell’ente regolatorio Ue. L’obiettivo: potenziare la risposta contro il Sars-CoV-2. I dati per Comirnaty (il vaccino BioNTech/Pfizer), spiegano in una nota, «mostrano un aumento dei livelli anticorpali quando viene somministrata una dose di richiamo circa 6 mesi dopo la seconda dose in persone di età compresa tra 18 e 55 anni». Secondo l’Ema le autorità sanitarie nazionali possono quindi adottare raccomandazioni sull’utilizzo di richiami tenendo conto dei dati finora acquisiti. «Il rischio di infiammazioni cardiache o altri effetti molto rari dopo un richiamo non è conosciuto – si legge ancora nella nota – e viene attentamente monitorato. Come per tutti gli altri farmaci l’Ema continuerà a raccogliere e valutare tutti i dati sulla sicurezza e l’efficacia dei vaccini». Resta invece oggetto di valutazione la somministrazione di una terza dose del vaccino Moderna, il Spikevax.
Parallelamente, da Ema arriva anche il via libera alla terza dose dei vaccini messi a punto da BioNTech/Pfizer e Moderna per i soggetti immunodepressi. Secondo il Comitato, «una dose extra dei vaccini Comirnaty di BioNTech/Pfizer e Spikevax di Moderna può essere somministrata a persone con sistema immunitario gravemente indebolito, almeno 28 giorni dopo la seconda dose». Si tratta in questo caso di una dose «addizionale» da intendersi a completamento del ciclo vaccinale primario. La raccomandazione, precisano dall’Ema, arriva «dopo che gli studi hanno dimostrato che una dose extra di questi vaccini ha aumentato la capacità di produrre anticorpi contro il virus che causa il Covid-19 nei pazienti sottoposti a trapianto di organi con sistema immunitario indebolito. Sebbene non ci siano prove dirette che la capacità di produrre anticorpi in questi pazienti protegga contro il Covid-19, si prevede che la dose extra potrebbe aumentare la protezione almeno in alcuni pazienti. L’Ema – assicurano – continuerà a monitorare tutti i dati che emergono sulla sua efficacia».
5 ottobre 2021
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