Corruzione, Cantone: «Segnali positivi ma la strada è lunga»

Per il presidente dell’Anac «è in atto una benefica rivoluzione culturale. Oggi politiche di prevenzione più efficaci rispetto al passato»

Per il presidente dell’Anac «è in atto una benefica rivoluzione culturale. Oggi politiche di prevenzione più efficaci rispetto al passato»

«Nessuno si illude che i piccoli ma importanti risultati ottenuti o i segnali di fiducia che giungono dall’esterno, per quanto significativi, possano giustificare eccessi di ottimismo. Siamo consapevoli, invece, che gli effetti positivi sul piano della lotta alla corruzione si potranno vedere solo nel medio e lungo periodo, sempre che la strada intrapresa venga perseguita con ancora maggiore impegno da tutti gli attori istituzionali». Lo ha affermato Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), nella presentazione della relazione annuale dell’organismo, avvenuta oggi, 6 luglio, nella Sala della Regina di Montecitorio alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

«È in atto – ha osservato Cantone, giunto a metà del suo mandato – una evidente e benefica rivoluzione culturale, come mostra la netta e reiterata posizione del Papa che ha anche reso noto di avere allo studio la possibilità di scomunica dei corrotti. Per quanto ci riguarda – ha aggiunto – ci impegneremo al massimo nei prossimi anni su tutti i fronti di competenza e lavoreremo con grande alacrità anche sul piano culturale perché si imponga sempre di più l’idea della corruzione come un grave pericolo sociale, un furto di futuro e di democrazia, per citare le parole del presidente Mattarella».

«La fiducia che l’Autorità ha nel tempo conquistato – ha sottolineato Cantone – testimonia l’accresciuta condivisione dei valori della legalità, del rispetto della concorrenza e della trasparenza». Ma proprio per «preservare questa fiducia e non ingenerare inutili e ingiustificate aspettative» bisogna che l’opinione pubblica abbia chiari poteri e compiti dell’Autorità nazionale anticorruzione. In particolare non si deve assecondare «l’idea che gli appalti si possano fare solo con il bollino dell’Anac», in quanto l’Autorità «non si può sostituire alle scelte discrezionali dell’amministrazione».

Quindi ognuno si deve assumere le proprie responsabilità. «La scelta del legislatore del 2014 di creare una sola Autorità che si occupi insieme di anticorruzione, appalti e trasparenza – ha precisato il presidente dell’Anac – ha creato i presupposti per politiche di prevenzione molto più efficaci rispetto al passato, senza tuttavia pregiudicare le esigenza e funzionalità delle amministrazioni e del mercato dei contratti pubblici».

Tra le resistenze incontrate dall’Anac, Cantone ha citato la «rivolta» di una parte della dirigenza pubblica contro la norma che «impone ai titolari di un qualsivoglia incarico dirigenziale la pubblicazione dei compensi, dei dati reddituali e patrimoniali e delle spese per viaggi di servizio e missioni». Una norma «forse eccessiva» nella sua formulazione, ma la reazione «dimostra purtroppo come la trasparenza, al di là delle proclamazioni di principio, fatichi a essere realmente accettata».

 

6 luglio 2017