Covid-19 e Sindrome di Kawasaki, niente allarmismi

Nesso da dimostrare: ne parla Andrea Campana, primario al Bambino Gesù. Calo di accessi al Pronto soccorso, paura da Covid

Ancora tutto «da dimostrare il coinvolgimento diretto del coronavirus nello sviluppo della sindrome di Kawasaki», una malattia che colpisce soprattutto i bambini sotto gli 8 anni e che causa l’infiammazione dei vasi sanguigni. Ad affermarlo è Andrea Campana, responsabile dell’Unità operativa di Pediatria multispecialistica dell’Ospedale Bambino Gesù, in riferimento all’allarme su un possibile nesso causale tra le due patologie lanciato dai pediatri dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove in un solo mese sono stati diagnosticati un numero di casi del morbo di Kawasaki pari a quelli riscontrati negli ultimi tre anni.

Campana preferisce parlare di «sindrome infiammatoria o di “Kawasaki atipica”» presente in minima percentuale – i dati statistici parlano ad oggi di un valore inferiore all’1% – in «bambini infettati da Covid–19, a distanza di due o tre settimane dalla guarigione dal virus, con sintomi molto spesso banali e assolutamente gestibili ed una evoluzione rapida». Il medico sottolinea inoltre che «la malattia di Kawasaki, che ha alla base un innesco virale che provoca una risposta immunitaria anormale, è benigna e prevede una terapia basata sulla somministrazione di immunoglobuline per via endovenosa a dosaggio elevato». Ancora, Campana invita a monitorare i sintomi, ovvero «febbre alta, eritema ed edema a mani e piedi, eruzione cutanea, congiuntivite e ingrossamento delle ghiandole linfatiche» ma «senza allarmismi», pur raccomandando ai genitori «di portare senza paura i bambini al Pronto soccorso laddove necessario».

Negli ultimi due mesi «abbiamo osservato un ritardo nel portare i bambini al Pronto soccorso, evidentemente per la paura di contrarre il Covid–19 in ambito ospedaliero – spiega Antonino Reale, responsabile del Pronto soccorso della sede del Bambino Gesù del Gianicolo –. Si nota un calo del 35% negli accessi e questo si rivela pericoloso specie per le patologie più gravi». Il medico rassicura i genitori poiché «il nostro ospedale prevede un accesso separato per i possibili casi di coronavirus, con il pre–triage esterno in una tenda dedicata».

Reale constata anche come «le infezioni virali e batteriche, solitamente di facile diffusione in ambito scolastico e che prima richiedevano il consulto medico anche al Pronto soccorso, sono diminuite con la chiusura delle scuole». Confrontando poi le cartelle mediche relative a marzo e aprile di quest’anno con le corrispettive del 2019, l’esperto rileva «il raddoppio dei casi di natura traumatologica verificatisi in ambiente domestico: 246, pari al 58% dei traumi assoluti, contro i 160 dello scorso anno, il 28% del totale».

Per lo più «si tratta di cadute dalle sedie, dai divani e dai letti a castello, fino al caso più curioso, quello dall’anta di un armadio», riferisce Reale. Seguono gli infortuni nel giardino di casa «mentre i bambini giocano con la bicicletta o lo skateboard». Tutti gli episodi traumatologici «si sono verificati mentre il piccolo era sotto la custodia del padre, perché probabilmente rispetto alla madre tende a fare con i figli giochi più spericolati».

11 maggio 2020