Crisi in Ucraina: dall’inizio del conflitto, uccisi 7mila civili

L’arcivescovo maggiore Shevchuk: «Il mondo non ha il diritto di abituarsi a questa guerra, che con la sua portata è una ferita aperta sul corpo dell’umanità di oggi»

Riferisce le notizie ricevute dalle autorità ucraine, l’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk, nel suo messaggio di ieri, 5 settembre, da Kiev, rilanciato in Italia nella serata. «Dall’inizio della guerra sull’Ucraina sono stati lanciati 3.500 razzi – informa il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina -. Questo è un record assoluto nella storia delle guerre moderne. Più di 7mila civili sono stati uccisi e 5.500 sono rimasti feriti. E parliamo solo dei dati ufficiali mentre in realtà saranno molti di più».

Nell’analisi del presule, la guerra che si sta combattendo sul suolo ucraino è «un grande crimine contro l’uomo, contro l’umanità. È una guerra che in termini di intensità e portata non si vedeva dalla fine della seconda guerra mondiale. Non abbiamo alcun diritto di abituarci a questa guerra né abbiamo il diritto di accettarla nella nostra mente come qualcosa di abituale e normale», è il monito.

Shevchuk ricorda anche la sofferenza di quanti sono stati costretti a lasciare le loro case: quasi un terzo della popolazione, che oggi vive da profughi o sfollati. E aggiunge: «Solo ieri contro le città e i villaggi ucraini sono stati lanciati 14 missili russi e sono stati effettuati 15 attacchi aerei. Kharkiv e Mykolaiv hanno tremato, e anche le città di Ochakiv e Voznesensk. Il mondo non ha il diritto di abituarsi a questa guerra. Con la sua portata e intensità – conclude -, questa guerra è una ferita aperta sul corpo dell’umanità di oggi».

6 settembre 2022