Da Caritas Roma un dossier dedicato agli anziani nelle parrocchie
La ricerca nell’ambito di “Quartieri Solidali”. Oltre 280 i volontari 70enni: donne (82%), over 75 (66%), vedove (51%), con un’istruzione medio alta (62%)
In vista della prima Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, che si celebra domenica 25 luglio, la Caritas diocesana di Roma punta i riflettori sulla presenza attiva degli anziani nelle parrocchie. “La scoperta di un tesoro“, come recita il titolo della ricerca realizzata nell’ambito del progetto Quartieri Solidali con le 13 comunità ecclesiali romane che hanno aderito al programma con iniziative che prevedono il coinvolgimento attivo del territorio nella pastorale per la terza età.
L’obiettivo della ricerca era quello di comprendere l’impatto della pandemia sulle vite dei “protagonisti” di Quartieri Solidali. Sono stati intervistati quindi 87 anziani, in 13 parrocchie, in rappresentanza dei circa 600 che aderiscono alle iniziative promosse nelle comunità. Si tratta soprattutto di donne (81%) di età superiore ai 75 anni (66%), prevalentemente vedove (51%), che vivono sole (49%) e con un’istruzione medio alta (62% diploma o laurea). Durante il periodo della pandemia, quasi il 70% degli anziani assistiti dal progetto si è messo a sua volta a disposizione offrendo un qualche servizio di aiuto. Nello specifico, il 30% ha offerto un servizio per un familiare, il 24,1% per le persone della parrocchia e il rimanente 27,5% per persone con cui ha relazioni o contatti (12,6% amici, 11,5% vicini di casa, 3,4% conoscenti). Solo il 31% delle persone dichiara di non avere potuto essere di aiuto a nessuno. Per la Caritas, si tratta di dati «molto significativi», affermano, che «dimostra noche l’età anziana è contrassegnata certamente da diverse fragilità ma anche da variegate possibilità di mettersi a servizio degli altri, con un atteggiamento di apertura, di disponibilità e di prossimità pur nella separazione fisica.
Ancora, la metà degli intervistati (60,9%) è riuscito a mantenere stabili le sue amicizie, che risultano diminuite solo nel 25,3% dei casi e con un certo aumento nel 10,3%. Gli strumenti di comunicazione maggiormente utilizzati sono nel 56,3% dei casi le telefonate e nel 25,3% gli Sms o le chat WhatsApp. Resta tuttavia come richiesta più urgente la relazione di contatto, che appare insostituibile. L’avvento della pandemia infatti, con il distanziamento che ha portato con sé, ha infatti impedito la prosecuzione degli incontri in luoghi diversi dall’abitazione che molte persone vivevano anche in maniera informale, nella quotidianità delle loro abitudini. Infatti, se il 73,6% riferisce che nel periodo antecedente la pandemia aveva la parrocchia come luogo di riferimento per gli incontri nel proprio quartiere, un altro 32,2% utilizzava anche parchi o giardini, un 12,6% i bar di zona e il 10,3% centri ricreativi o di intrattenimento mentre il 3,4% indica la piazza come luogo aggregativo. Per questo, il 39,1% afferma che il bisogno maggiormente percepito durante il periodo della pandemia è stato proprio quello della compagnia, a cui succedono quelli di carattere più materiale: aiuto per fare la spesa (10,3%), supporto per le tecnologie informatiche (10,3%), aiuto per bisogni sanitari (9,2%), aiuto nella mobilità (2,3%), supporto amministrativo (2,3%). Il 25,3% ha però dichiarato di non aver avuto alcun bisogno specifico. Riguardo al tema della solitudine invece, il 48,3% degli intervistati dichiara di non avere notato cambiamenti di grande rilievo mentre la metà circa lamenta un aggravamento della sua condizione (46%) o afferma che già in precedenza soffriva una condizione di isolamento (4,6%) non dissimile da quella provocata dalla pandemia.
«Amore, riconoscenza e gratitudine sono i sentimenti che ci legano agli anziani – scrive nella presentazione dell’iniziativa il cardinale vicario Angelo De Donatis – e per questo il nostro vescovo Papa Francesco ha voluto istituire la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani nella quarta domenica di luglio, vicino alla festa liturgica dei santi Gioacchino e Anna», i nonni di Gesù. «In un’epoca in cui l’invecchiamento della popolazione viene presentato come una serie minaccia alla nostra società e alla vita delle comunità cristiane – prosegue il porporato -, grazie all’iniziativa del Papa e all’emersione delle tante testimonianze delle parrocchie, possiamo trovare negli anziani quel contesto necessario per la riscoperta della fede e dei valori che ci fanno cristiani. Tra questi vi sono la solidarietà tra generazioni e tra le famiglie».
Quartieri Solidali è un progetto pensato per le comunità parrocchiali, promosso dalla Caritas di Roma e finanziato con i fondi 8xmille della Conferenza episcopale italiana, attivo dal dicembre 2013. L’idea ispiratrice: ricostruire i rapporti “naturali” e sostenere le persone nel proprio quartiere mediante nuove forme di vicinanza, in modo complementare alla famiglia. Una ricostruzione della rete di aiuto possibile grazie alla creazione di un modello organizzato che faccia diventare soggetto la comunità e non il singolo. Si tratta, insomma di, ambiare punto di osservazione, osservano dall’organismo pastorale, ossia «considerare l’anziano non solo come destinatario di servizi e interventi ma come soggetto portatore di esperienza, competenze, capacità pratiche e teoriche; come risorsa per se stesso e per la comunità. Significa quindi restituire dignità e riconoscere quel valore che fa di ogni persona l’identità e l’immagine del creatore», concludono.
Attualmente, sono coinvolte nel progetto le parrocchie Santa Bernadette Soubirous, San Giuseppe al Trionfale, San Luca Evangelista, Nostra Signora di Lourdes, San Saturnino, Sant’Ugo Vescovo, Santa Maria Ausiliatrice, Santa Maria Maddalena De’ Pazzi, San Pio V, Santissima Annunziata, Santissimo Sacramento, San Tommaso D’Aquino, San Giuseppe al Nomentano.
23 luglio 2021

