Dal Gemelli prima rete italiana per la lotta al tumore ovarico

L’esame molecolare in tempi rapidi permette un risparmio di 5-8 mesi, identificando un’eventuale mutazione dei geni BRCA

L’esame molecolare in tempi rapidi permette un risparmio di 5-8 mesi, identificando un’eventuale mutazione dei geni che può aumentare il rischio di malattia fino al 40%

Accedere al test molecolare BRCA (Breast Cancer Susceptibility, noti come soppressori tumorali) per la prevenzione e la diagnosi precoce del tumore ovarico in tre settimane, con un risparmio di tempo che va dai 5 agli 8 mesi. Da oggi è possibile, grazie al primo servizio nazionale sviluppato dal Policlinico universitario Agostino Gemelli e supportato da AstraZeneca, presentato ieri, mercoledì 8 aprile, presso la direzione dell’ospedale. Un’innovazione che porta in rete l’ottavo tumore più diffuso tra le donne, con 230mila nuove diagnosi ogni anno nel mondo. Protagonisti della nuova rete: la paziente, l’oncologo, il corriere clinico espresso e il responsabile del laboratorio d’analisi.

Il processo, hanno spiegato presentando il nuovo servizio il direttore dell’Unità operativa complessa di Ginecologia oncologia del Gemelli Giovanni Scambia e il direttore del Policlinico Enrico Zampedri, «è molto semplice e prevede quattro fasi». Nella prima l’oncologo del centro ospedaliero in rete si collega alla piattaforma online e inserisce i dati della paziente, indicando la data in cui ritirare il campione da analizzare. Quindi si effettua il prelievo di sangue (fase due). Nella fase tre entra in gioco il corriere clinico espresso, che riceve una comunicazione automatica della richiesta: ritira i campioni da analizzare dal Centro oncologico e li consegna al laboratorio di Diagnostica molecolare del Gemelli. Da ultimo, la fase quattro: l’oncologo che ha effettuato la richiesta può visionare e scaricare i risultati dell’analisi direttamente dalla piattaforma online.

Si calcola che la mutazione dei geni BRCA, presente nel 15% circa delle pazienti, comporti un aumento del rischio di tumore ovarico fino al 40%. Identificare precocemente l’eventuale mutazione dei geni faciliterà una migliore gestione del tumore ovarico e l’eventuale terapia personalizzata con i nuovi farmaci target. Proprio per questo il test genetico, spiega Giovanni Scambia, «è consigliato per le donne con una storia clinica o familiare sospetta, anche se il 40% circa delle pazienti con una mutazione BRCA può non avere una documentata e rilevante storia familiare di carcinoma ovarico». Grande quindi la soddisfazione «per aver sviluppato al Policlinico Gemelli, grazie al supporto di AstraZeneca, una piattaforma che permette di accedere al test molecolare BRCA con tempi brevi ed elevata qualità diagnostica. Si tratta di un importante passo avanti per gli operatori sanitari e soprattutto per tutte le donne italiane che si trovano ad affrontare questa importante sfida contro il tumore ovarico. La nuova piattaforma ha importanti risvolti prognostici e facilita un eventuale intervento tempestivo con adeguate misure di prevenzione o terapeutiche». Basti pensare che solo nel 2014 in Italia si sono registrati questi 5mila nuovi casi: circa il 3% del totale dei tumori diagnosticati tra le donne.

Le stime riportate dagli specialisti del Gemelli indicano che nel corso della vita 1 donna italiana ogni 74 sviluppi un tumore ovarico. Grazie al nuovo servizio del Policlinico, l’accesso al test BRCA sarà garantito a tutte loro, oltre che alle donne a rischio sull’intero territorio nazionale. «Con tempi brevi ed elevata qualità diagnostica», rimarca Gilberto Riggi, direttore medico di AstraZeneca Italia

9 aprile 2015