Dalle Acli la proposta di un Indice del lavoro dignitoso

L’obiettivo: garantire salari adeguati e contrastare la povertà lavorativa. I dati Iref. Il vicepresidente Tassinari: «Diventi vincolante per la registrazione dei contratti collettivi»

Esperti e rappresentanti delle parti sociali – tra i quali Luisa Corazza, ordinaria di Diritto del lavoro all’Università del Molise, Mattia Pirulli, segretario confederale Cisl con delega alla contrattazione, e Andrea Garnero, economista del lavoro presso l’Ocse – si sono confrontati ieri, 6 novembre, sulla proposta presentata dalle Acli nella sede nazionale di Roma: un indice del lavoro dignitoso per garantire salari adeguati e contrastare la povertà lavorativa. Al centro del dibattito, la necessità di un salario minimo costituzionale, in linea con l’articolo 36 della Costituzione, che stabilisce il diritto a una retribuzione sufficiente per un’esistenza libera e dignitosa.

A dare sostanza al confronto, i dati dell’Iref (Istituto di ricerche educative e formative delle Acli) sulle condizioni salariali in Italia, esposti dal direttore Gianfranco Zucca, che ha analizzato le comunicazioni obbligatorie dei datori di lavoro al ministero del Lavoro. La proposta Acli si articola in due fasi principali, spiegano dall’associazione. «Da un lato, individua soglie quantitative di retribuzione minima, basate su standard europei e sulle condizioni di vita nazionali, per garantire una dignità economica essenziale. Dall’altro, mira a un’analisi approfondita dei contratti di lavoro, andando oltre la semplice classificazione del Cnel e valutando aspetti qualitativi come la stabilità e le condizioni di impiego. Dall’incrocio di queste due prospettive nasce l’indice del lavoro dignitoso: un parametro che aiuta a misurare non solo l’adeguatezza salariale ma anche la qualità complessiva delle condizioni di lavoro».

Elaborare nuovi strumenti per valutare la proporzionalità delle retribuzioni rispetto alle condizioni dignitose di vita: questo il cuore della proposta. Lo ha spiegato il vicepresidente nazionale Acli Stefano Tassinari, responsabile dell’Area lavoro, che ha presentato l’Indice del lavoro dignitoso insieme al giurista Valerio Martinelli. «Dobbiamo come sistema Paese mettere fuori gioco il lavoro che pur stabile e regolare non rispetta il dettato costituzionale, non è facile ma ne va della ripartenza di tutto il Paese altrimenti ostaggio di un’economia sempre più trasandata anche perché fa margini con bassi salari e diseguaglianze, riducendo così sempre più la sua vocazione industriale e creativa», ha affermato. L’obiettivo è «la realizzazione, attraverso la collaborazione con parti sociali, enti di ricerca e università, di un Indice del lavoro dignitoso, un parametro utile per le parti sociali stesse, che proponiamo diventi vincolante anche per la registrazione dei contratti collettivi al Cnel, con una modifica normativa che consenta questa cesura. In attesa della quale potrà essere usato come job advisor, o meglio Contract advisor, come sentinella per allertare le persone sui contratti insufficienti e per evidenziare invece le aziende e le pubbliche amministrazioni serie che investono sulla qualità dei salari e del lavoro».

La proposta, rimarcano dalle Acli, «parte dalla considerazione che un’esistenza libera e dignitosa non lo è solo in virtù di una retribuzione o di un numero (9-10-11 euro all’ora), ma per tanti altri elementi che la potrebbero definire tale e che andrebbero definiti: i risparmi, l’accesso ai servizi, e così via». Per Garnero (Ocse) l’iniziativa dell’associazione si propone come una risposta inclusiva e innovativa per superare l’impasse tra sostenitori di un salario minimo legale e fautori della libera contrattazione, guardando al benessere complessivo del lavoratore».

7 novembre 2024