Dall’Italia si emigra ancora

Aumentano gli italiani all’estero, “censiti” dal Rapporto presentato dalla Fondazione Migrantes: in un anno, sono 141mila in più. In crescita gli over 65, nonostante il rischio dell’isolamento culturale

 

4.482.115: tanti sono, al 1° gennaio 2014, i cittadini italiani residenti all’estero iscritti all’Aire (Anagrafe degli italiani all’estero). Quasi 141mila in più, in valore assoluto, rispetto al 2013, per una crescita dal 3,1% nel corso dell’ultimo anno. Più della metà (52,1%) arriva dal sud Italia, mentre il 32,6% (quasi 1,5 milioni di persone) è originario del nord. Quasi 700mila quelli che si sono registrati con una provenienza dal centro Italia. Un particolare aumento c‘è stato nel Lazio (+38%, 8.211) e nell‘Emilia Romagna (+32,8%, 6.682). «Un cambiamento molto importante da monitorare attentamente», il commento di Saverio Gazzelloni, direttore Istat per le statistiche socio-demografiche e ambientali. È dedicato a tutti loro il Rapporto Italiani nel mondo 2014, realizzato dalla Fondazione Migrantes, presentato a Roma ieri, martedì 7 ottobre.

Emigrano per espatriare, gli italiani (2.379.977 dei casi), oppure sono iscritti all’Aire per nascita (1.747.409): testimoni di un Paese dal quale non solo si emigra ancora, ma si registra un aumento nelle partenza «che impone nuovi interrogativi», dichiarano dalla Fondazione Migrantes. Lungo il corso del 2013 infatti si sono trasferiti all’estero 94.126 italiani, a fronte dei 78.941 partiti nel 2012, con un saldo positivo di oltre 15mila partenze: una variazione, in un anno, del +16,1%. Il primo Paese di residenza, per tutti, è l’Argentina. Fanno eccezione campani, pugliesi, sardi, siciliani e trentini, presenti soprattutto in Germania. Laziali e veneti, invece, sono soprattutto in Brasile, mentre lombardi e valdostani in Svizzera e gli umbri in Francia. Per la maggior parte sono uomini, sia nel 2013 che nel 2012, non sposati nel 60% dei casi e coniugati nel 34,3%. I più rappresentati: i giovani dai 18 ai 34 anni, che sono il 36,2% degli iscritti all’Aire. A seguire, i 35-49enni (26,8%), «a riprova – si legge nel Rapporto – di quanto evidentemente la recessione economica e la disoccupazione siano le effettive cause che spingono a partire». I minori sono il 18,8% e, di questi, il 12,1% ha meno di 10 anni.

Oltre 2 milioni e 100 mila (48%) le donne con passaporto italiano residenti all’estero e con diritto di voto, presenti per lo più in Europa, anche se il Paese in cui si regista una presenza maggiore è l’Argentina, con 379.551 presenze rosa (17,6% del totale). Non solo: secondo i dati sull’anzianità d’iscrizione all’Aire da parte delle donne emerge che l’Argentina occupa il primo posto in tutte le classi di anzianità, risultando il Paese con più donne italiane residenti che uomini. In lieve decrescita (-0,1%) il numero dei minori iscritti all’Aire al 1° gennaio 2014: 691.222, vale a dire il 15,4% del totale. L’anno precedente erano 673.489 (15,5%). In aumento però il numero delle iscrizioni per nascita: dal 38,8% dell’anno passato al 39%. I più numerosi sono i piccoli dagli 0 ai 9 anni (7%); seguono i 10-14enni (5,1%) e infine la fascia 15-17 anni (3,3%). Si trovano soprattutto nell’Europa a 15 (308.473) e nell’America centro meridionale (186.533).

Continua a crescere invece il numero degli over 65 italiani all’estero, sia in valore assoluto che in termini percentuali rispetto alle altre classi d’età: 878.209. La maggior parte risiede in Sud America, in particolare Argentina. Le loro pensioni secondo l’Inps, riferisce il rapporto, hanno importi significativamente inferiori se paragonati a quelli percepiti in Italia. «La situazione pensionistica dei nostri connazionali descrive dunque uno status economico di indigenza che ha origini lontane – si legge -. Le problematiche relative agli anziani italiani residenti all’estero non riguardano però solo l’aspetto economico ma anche quello culturale, perché anche nei Paesi in cui è possibile ricevere assistenza da parte dello Stato c’è reticenza a usufruire di servizi e strutture per mancanza di conoscenza della lingua o per abitudine». Di qui una sorta di «isolamento culturale», nel quale il maggiore sostegno resta quello offerto dal nucleo familiare.

La prima meta dei nuovi migranti italiani è il Regno Unito, con 12.933 nuovi iscritti all’inizio del 2014 (+71,5%). Seguono Germani, Svizzera e Francia, tutte comunque con tassi in crescita. Queste nuove partenze, per il presidente della Fondazione Migrantes monsignor Francesco Montenegro, «sono dovute alla situazione di disagio che si vive in Italia, alla necessità di fare qualcosa. Questo dovrebbe farci riflettere. Solo quando ci si convincerà delle opportunità che un italiano ha fuori dell’Italia di arricchire e valorizzare il Paese in cui è nato, probabilmente si capirà cosa significhi effettivamente parlare di “risorsa migrazione”, dove per ricchezza non si intende solo quella economica, ma anche tutto ciò che di positivo ritorna in termini culturali».

8 ottobre 2014