De Donatis: «Quaresima, tempo della conversione lieta»
La liturgia penitenziale per il clero romano a San Giovanni in Laterano. L’invito a custodire la comunione. Padre Albanese: «Chiamati a un sussulto di missionarietà»
La domanda “Mi ami” di Gesù a Pietro e le dieci regole degli Esercizi di Sant’Ignazio per “sentire nella Chiesa” hanno fatto da guida alla tradizionale liturgia penitenziale del clero romano del primo giovedì di Quaresima nella basilica di San Giovanni in Laterano. Dalla preghiera all’ascolto delle meditazioni alle confessioni individuali. E, visto che «una buona confessione parte dal ringraziamento», come ha detto il cardinale vicario Angelo De Donatis, ecco allora la gratitudine ai preti e ai diaconi permanenti della diocesi e al «lavoro di tanti che nelle nostre parrocchie offrono un servizio fedele, discreto, generoso, pur nelle contraddizioni della storia».
La Quaresima, ha continuato il porporato, «è il tempo della conversione lieta» e occorre «lasciarsi trasformare tramite la libertà e l’abbandono». «Anche il nostro modo di vivere la Chiesa ha bisogno di conversione. Il Signore chiede un passo “oltre”, in avanti», ha sottolineato De Donatis, che ha poi ripercorso i contenuti delle regole indicando al clero cosa possono dire oggi nell’esercizio del loro ministero. A partire dalla triplice dimensione eucaristica di cui vive la Chiesa: sacrificio, comunione, presenza. «Ogni volta che mortifichiamo un aspetto dell’Eucaristia mortifichiamo un aspetto della Chiesa».
Il cardinale ha ribadito la necessità di essere «radicati nella stima per il celibato per il Regno» e di «ricentrare ascesi e devozione» per «ricollocarli nella dinamica liturgica». «Non possiamo, in nome di una fede elitaria, minimizzare il sentire del popolo santo di Dio – ha detto -. La devozione genuina della gente è un sostegno potente alla vita interiore». E ha rassicurato: «Nella nostra diocesi non ci sono estremismi. Il clero romano è un clero equilibrato!».
Da De Donatis è arrivata anche la riaffermazione dell’importanza della fedeltà all’insegnamento della Chiesa – «Attenzione a non accarezzare il mondo, trascurando la parte più ruvida dell’insegnamento evangelico, quella meno orecchiabile, ma altrettanto consolante» – e dell’obbedienza ai superiori. «La Chiesa è comunione. Il diavolo vuol seminare la zizzania della divisione. Quante volte abbiamo preferito essere “tifosi del nostro gruppo” anziché servi di tutti». Da qui all’invito a superare gli individualismi e custodire la comunione, riaffermando l’unità con Pietro e l’amore per il Signore: «Noi, tuoi ministri, con Pietro e come Pietro, ti diciamo: “Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amiamo; tu sai che la Chiesa di Roma, a iniziare dai tuoi ministri, ti ama”».
Sulla comunione ha insistito anche padre Giulio Albanese, missionario comboniano, intervenendo a conclusione della liturgia: «Dobbiamo fare sistema, non è lecito nella stagione attuale andare per conto proprio. Siamo chiamati a essere segno di contraddizione» in un contesto «fortemente condizionato dal pensiero debole». Albanese ha lanciato alcune piste di riflessione a partire dal messaggio del Papa per la Quaresima, che invita a salire in alto sul monte Tabor: «Dobbiamo sperimentare una purificazione personale. Dio ha bisogno di noi, siamo tutti chiamati a un sussulto di missionarietà. In cima al monte incontriamo Lui, dobbiamo avere il coraggio di metterci in discussione, operare un discernimento collettivo e scendere a valle». Consapevoli «dei valori del Regno su cui era incentrata la predicazione di Gesù: pace, giustizia, solidarietà, bene comune, rispetto del creato, sacralità della vita umana».
23 febbraio 2023

