Diritti umani, il rapporto di Amnesty International: «Continuare a resistere»

Per l’organizzazione internazionale, l’amministrazione Trump sta accelerando tendenze distruttive. «Governi e società civile devono agire con urgenza per riportare l’umanità su un terreno più sicuro»

Violente e diffuse repressioni del dissenso, catastrofiche escalation dei conflitti armati, azioni inadeguate per fronteggiare il collasso climatico e passi indietro globali nella difesa delle persone migranti e rifugiate, delle donne e delle ragazze e delle persone Lgbtqia+. È il quadro che emerge dal Rapporto 2024 – 2025 su “La situazione dei diritti umani nel mondo” diffuso oggi, 29 aprile, da Amnesty International. Per l’organizzazione internazionale, la campagna contro i diritti umani dell’amministrazione Trump sta sovraccaricando tendenze dannose già esistenti, svuotando completamente le protezioni internazionali sui diritti umani e mettendo in pericolo miliardi di persone in tutto il pianeta.

Da Amnesty parlano di “effetto Trump” come di un moltiplicatore dei danni fatti da altri leader nel 2024. Il risultato è l’erosione di «decenni di duro lavoro svolto per costruire e far progredire i diritti umani universali per tutte e tutti» e l’accelerazione della «discesa dell’umanità in una nuova era caratterizzata da una miscela di pratiche autoritarie e avidità delle imprese economiche».  Di anno in anno, ricorda Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International, «avevamo dato l’allarme sul pericolo di un arretramento dei diritti umani. Ma quanto accaduto negli ultimi 12 mesi  segnatamente il genocidio israeliano della popolazione palestinese della Striscia di Gaza, avvenuto in diretta e tuttavia trascurato – ha messo a nudo quanto il mondo possa risultare infernale per moltissime persone quando gli Stati più potenti scaricano in mare il diritto internazionale e mostrano disprezzo per le istituzioni multilaterali».

Callamard non ha dubbi: «In questa congiuntura storica, mentre le leggi e le pratiche autoritarie si stanno moltiplicando a vantaggio di assai poche persone, i governi e la società civile devono agire con urgenza per riportare l’umanità su un terreno più sicuro». Quindi, riferendosi a Trump evidenzia che «il suo assalto a tutto campo all’essenza stessa dei concetti di multilateralismo, asilo, giustizia razziale e di genere, salute globale e azioni sul clima per salvare vite umane sta aggravando i danni già arrecati a quei principi e a quelle istituzioni e sta ulteriormente incoraggiando leader e movimenti contrari ai diritti umani a unirsi a quell’assalto».

Eppure, chiarisce la segretaria generale di Amnesty, «questo malessere è molto più profondo delle azioni di Trump. Assistiamo da anni a una strisciante diffusione di pratiche autoritarie, alimentate da leader candidatisi o eletti con l’intenzione di essere agenti di distruzione – rileva -. Ci hanno trascinato in una nuova era di agitazioni e crudeltà ma tutte le persone che credono nella libertà e nell’uguaglianza devono coalizzarsi per contrastare gli attacchi sempre più estremi al diritto internazionale e ai diritti umani universali».

Nel Rapporto, oltre all’escalation dei conflitti armati, si denunciano anche azioni inadeguate per fronteggiare il collasso climatico e passi indietro globali nella difesa delle persone migranti e rifugiate, delle donne e delle ragazze e delle persone Lgbtqia+. Tra le situazioni analizzate, quelle della Striscia di Gaza e di Bangladesh, Mozambico, Turchia, Corea del Sud, Sudan, Myanmar, Siria, Yemen e Repubblica democratica del Congo. «Dopo aver aperto la strada verso il disordine, venendo meno al rispetto universale delle regole, la comunità internazionale ora deve assumersene la responsabilità», è il commento di Callamard, secondo cui «il costo di questi fallimenti è gigantesco: la perdita di protezioni vitali sorte per salvaguardare l’umanità dopo gli orrori dell’Olocausto e della Seconda guerra mondiale. Nonostante le molte imperfezioni del multilateralismo, la sua fine non rappresenta alcuna risposta. Al contrario, dovrebbe essere rafforzato e reimmaginato».

Ancora, il Rapporto 2024-2025 di Amnesty International contiene «evidenti prove che il mondo sta condannando le future generazioni a un futuro ancora più duro a causa dei fallimenti collettivi nel contrastare la crisi climatica, nell’invertire le sempre più profonde ineguaglianze e nel porre un freno al potere delle imprese». L’organizzazione denuncia quindi attacchi all’uguaglianza e all’identità di genere, ritenendo «vitale» uno sforzo per rafforzare la giustizia internazionale.

Nelle parole di Callamard, «nonostante possano essere demoralizzanti, queste sfide non rendono inevitabile la distruzione dei diritti umani. La storia – ricorda – abbonda di esempi di persone coraggiose che hanno vinto contro le pratiche autoritarie. Nel 2024 elettori ed elettrici di numerosi Stati hanno rifiutato col voto leader contrari ai diritti umani e milioni di persone nel mondo hanno alzato le loro voci contro l’ingiustizia. Dunque, è chiaro – conclude -: non importa chi ci si metta contro, dobbiamo continuare e continueremo a resistere a questi avventati sistemi di potere e di profitto che cercano di privare le persone dei loro diritti umani. Il nostro vasto e incrollabile movimento resterà unito per sempre nella comune visione della dignità e dei diritti di ogni persona su questo pianeta», assicura.

29 aprile 2025