Disabilità, Fiaba propone una nuova Carta deontologica per i giornalisti

La proposta: utilizzare l’espressione «persona con ridotta mobilità». Le richieste: abbandonare il termine «handicap» e non sostantivare «disabile»

Presentazione alla Lumsa. La proposta: utilizzare l’espressione «persona con ridotta mobilità». Le richieste: abbandonare il termine «handicap» e non sostantivare «disabile»
Una nuova “carta deontologica” per i giornalisti, che insegni loro a parlare correttamente di disabilità: la proposta arriva da Fiaba (Federazione italiana per l’abbattimento delle barriere architettoniche), che la presenta ufficialmente oggi, 19 giugno, alla Lumsa. «Utilizzare la terminologia appropriata è indispensabile per il giornalista per poter divulgare un’informazione corretta», spiegano da Fiaba. Proprio per questo, l’iniziativa trae spunto da altre recenti carte deontologiche adottate dall’Ordine dei giornalisti, che però, sottolineano dalla Federazione, non ha dedicato nessun documento al tema della disabilità. È invece ora, auspicano dall’associazione, che il giornalismo ponga attenzione al linguaggio che impiega nel riferirsi a questo tema.

«Si è discusso, nel corso dei decenni, su quale fosse il termine più appropriato per indicare la persona con disabilità – si legge in una nota -. Sono stati creati e diffusi neologismi, ma non si è mai raggiunta una omogeneità né si è mai trovato un termine che raggruppasse diverse sensibilità, storie, convinzioni». Di qui la proposta: «Rifacendoci alla Convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità, in questa proposta “Carta deontologica delle Prm” ci pare necessario prescrivere alcuni termini, piuttosto che proporne di nuovi». In particolare, la proposta di Fiaba è che, nel riferirsi alle persone con disabilità, si adotti quindi l’acronimo “Prm”, che sta per “persona con ridotta mobilità” (person with reduced mobility), già adottato a livello internazionale negli aeroporti. Chiede poi che sia completamente abbandonato il termine “handicap”, mentre non venga mai sostantivato l’aggettivo “disabile”. Altri termini da bandire del tutto sono “menomazione” e “menomato”, come pure “diversamente abile” e “diversabile”, così come l’espressione “costretto su una sedia a rotelle”.

19 giugno 2017