Disagio giovanile: l’urgenza di una rete territoriale
Verso la manifestazione “Tutto in tutti”, che si terrà a Santa Croce il 6 giugno. Lo psichiatra Santo Rullo: «Le aree dei disturbi psicologici si stanno sovrapponendo molto, specie in età evolutiva»
Unire le forze per arginare il disagio giovanile. È l’intento della manifestazione “Tutto in tutti”, che si terrà a Roma il prossimo 6 giugno. Un’iniziativa nata da una proposta dell’impresa sociale Medinext al cardinale vicario Baldo Reina e al ministro per lo Sport e giovani Andrea Abodi. Un momento di incontro e confronto aperto a cui sono invitate a partecipare tutte le realtà locali impegnate in ambito educativo e riabilitativo. L’obiettivo, spiega Giovanni Cubeddu, fondatore di Medinext, è «costruire una rete territoriale per avviare nuovi percorsi terapeutici e riabilitativi». L’appuntamento è alle 15 di fronte alla basilica di San Giovanni in Laterano. Dopo il passaggio della Porta Santa, la manifestazione si sposterà nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme, dove il cardinale vicario celebrerà la Messa alle 18.30.
A seguire sono previsti anche gli interventi del ministro Abodi, di monsignor Andrea Manto, vicario episcopale per la pastorale della salute, e dello psichiatra Santo Rullo, ideatore del progetto Crazy for Football, da cui è nata la nazionale italiana di calcio a 5 di persone con problemi di salute mentale. «È importante riunirsi tutti insieme – sottolinea Rullo a Roma Sette –, perché le aree dei disturbi psicologici si stanno sovrapponendo molto, in particolare in età evolutiva. L’integrazione dei servizi sociali con quelli sanitari sta diventando quindi sempre più complessa».
Può farci un esempio?
Un adolescente con difficoltà di apprendimento, se non seguito, può abbandonare la scuola precocemente, cadere nella spirale della droga e avere quindi anche problemi di salute. Questa concomitanza di problemi è la sfida di oggi, che si può affrontare soltanto facendo rete e creando comunità educanti e accoglienti.
Quali sono i disagi mentali più evidenti nei giovani?
I comportamenti alimentari, come la bulimia o l’anoressia; le difficoltà di scolarizzazione; la dimensione dell’iperattività; l’identificazione sessuale, in quanto si ritrovano a dover fare i conti con una fluidità di genere che non esiste; i problemi sociali, aumentati dopo la pandemia; l’autolesionismo; le dipendenze affettive, che prendono il posto delle relazioni vere. Tutte situazioni che poi determinano ansia, depressione e apatia. In questo modo i ragazzi perdono la speranza e anche la capacità di trovare una loro identità.
C’è una spiegazione alla base di questo quadro?
Il comune denominatore è la crisi delle comunità, come la famiglia, la scuola, la parrocchia e le associazioni sociali di volontariato. È importante invece riaffermare il loro valore terapeutico. Il dilagare dell’individualismo è una delle cause dell’aumento dei disagi giovanili. Lo sport in questo è di grande aiuto.
In che modo?
Crea aggregazione ed è un potente ed efficace medicinale. Durante lo sforzo fisico, il muscolo produce dopamina, che è all’incirca quella che noi psichiatri tentiamo di far liberare dai neuroni con i farmaci. Le linee guida sulla depressione – quella legata soprattutto a disturbi emotivi – ci dicono che quarantacinque minuti di esercizio fisico per tre volte a settimana equivalgono alla somministrazione di un antidepressivo.
26 maggio 2025

