Don Andrea Santoro, «grande dono per la Chiesa di Roma»

Presieduta dal vescovo Ambarus la Messa per il sacerdote romano, in occasione delle festa di sant’Andrea Apostolo. «Ci ha esortato a inseguire una santità possibile»

Lo sguardo in contemplazione e la Bibbia sempre in mano. La stessa sulla quale stava meditando quando è stato assassinato, il 5 febbraio 2006, nella sua chiesa di Trabzon, in Turchia. Don Andrea Santoro rivive in una foto che lo ritrae con il sorriso, mentre sta cingendo tra le sue braccia il libro delle Sacre Scritture. E ritorna in vita nei ricordi della sorella Maddalena, nelle preghiere dei fedeli che hanno riempito la sua parrocchia dei Santi Fabiano e Venanzio, dove è attualmente conservata la sua salma, e nelle parole del vescovo Benoni Ambarus, ausiliare della diocesi di Roma. Il presule, delegato per l’ambito della Diaconia della carità, ha celebrato sabato, 30 novembre, in occasione della festa di sant’Andrea Apostolo e dell’inizio dell’Avvento, una Messa per il sacerdote romano, proprio nella chiesa dove diventò parroco nel 1994.

Don Andrea Santoro, nato a Priverno (Latina) il 7 settembre 1945, fu ordinato sacerdote nel 1970. Nel 1994, durante un viaggio in Terra Santa con l’Opera romana pellegrinaggi, consolidò la sua vocazione missionaria. Fu il cardinale Camillo Ruini, nel 2000, che gli concesse di partire come sacerdote fidei donum per la Turchia al servizio del Vicariato Apostolico dell’Anatolia. Nel 2006, nella chiesa di Santa Maria, a Trabzon, dove poco prima aveva celebrato la Messa, fu ucciso da un colpo di pistola. Due proiettili gli trapassarono i polmoni. Il primo gli colpì anche la mano. Il secondo trafisse la Bibbia in turco sulla quale stava meditando, conservata attualmente nella parrocchia romana di Gesù di Nazareth, da lui stesso fondata.

«Il popolo di Dio sta gradualmente scoprendo la figura di don Andrea come un grande dono per la Chiesa di Roma – ha sottolineato Ambarus -. È stato un uomo di preghiera che ha invitato costantemente a vivere tutto davanti al Padre. A lui chiediamo di prenderci per mano e di insegnarci l’ascesi del silenzio, in questo periodo che dedicheremo al Signore. Ci ha esortato a vivere la semplicità del Vangelo e a inseguire una santità possibile. Pregare per lui è come chiedere quotidianamente in prestito gli occhi di Dio sulle persone».

(foto: G. Muolo)

Prima dell’inizio della celebrazione, la parrocchia si riempie un poco alla volta, mentre il suono di una chitarra comincia a scaldare l’ambiente. In molti sostano per qualche secondo davanti alla tomba di don Andrea. C’è chi si ferma a guardare la sua foto e a leggere la sua storia custodita in una piccola teca. Chi a lasciare un fiore sulla lapide. Chi a recitare una preghiera in silenzio. E chi a salutare Maddalena, sua sorella, che non nega un sorriso a nessuno.

Il primo ricordo che le viene in mente del fratello è «il suo sguardo», racconta a Roma Sette. «Dai suoi occhi si capiva subito se provasse gioia o dolore. Erano trasparenti e brillavano quando realizzò che la sua missione fosse quella di aprire una finestra verso il Medio Oriente». Prima di partire per l’ultima volta, aggiunge Maddalena, «mia madre mi disse, come se avesse avuto una sorta di presentimento: “Diglielo tu a tuo fratello di non andare stavolta”. Io le risposi: “Ma hai visto i suoi occhi come sono belli? Come faccio a impedirglielo?”. In quel momento era al culmine della sua gioia interiore».

La stessa che ha provato a trasmettere a tutte le persone che ha incontrato, aprendo le porte a ciascuna di loro. Tra le tante, continua la sorella di Santoro, «ai musulmani che conosceva in Turchia e ai fedeli della comunità della parrocchia di Gesù di Nazareth, con i quali celebrava la Messa in uno sgabuzzino di un condominio, prima che venisse costruita la chiesa». Subito dopo la sua morte, Maddalena ha creato con altri parrocchiani un’associazione a lui dedicata. L’obiettivo: mantenere viva sua la memoria ed essere collegamento fra la diocesi di Roma e il Vicariato di Anatolia, dove più volte durante l’anno organizza pellegrinaggi. Tra i prossimi appuntamenti, un incontro con don Fabio Rosini, il 26 gennaio 2025, nel giorno della Domenica della Parola, nella parrocchia di Gesù di Nazareth.

È proprio a don Santoro che il vescovo Ambarus ha chiesto l’intercessione per il tempo dell’Avvento. Commentando il Vangelo, ha invitato a «custodire il cuore dagli affanni attraverso la preghiera, per far emergere la dimensione dello Spirito come l’olio sull’acqua». Per il presule, è importante in questo senso «la contemplazione in silenzio del Mistero di Dio». Quando la Chiesa ci invita a recitare la Compieta prima di addormentarci, ha aggiunto, «ci suggerisce di chiudere gli occhi e di consegnare tutti i nostri problemi nelle mani del Signore. Non perché li faccia scomparire, ma perché li custodisca». Alla fine della celebrazione, il vescovo si è fermato per qualche minuto in preghiera di fronte alla tomba di don Santoro, per poi salutare Maddalena con un grande abbraccio.

2 dicembre 2024