Don Andrea Santoro, «una vita spesa per amore e con amore»
A Santi Fabiano e Venanzio la Messa nel 19° anniversario della morta, a Trabzon, dove è stato ucciso mentre pregava nella sua chiesa, con la Bibbia tra le mani. L’arcivescovo Mani: «Desiderava Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e tutte le forze»
Nella parrocchia dei Santi Fabiano e Venanzio tutto parla di don Andrea Santoro. Ci sono le sue spoglie, custodite nella chiesa di Villa Fiorelli dal dicembre 2022. C’è la sua immagine in uno dei primi pannelli che circondano l’aula liturgica, dove è ritratto rivolto all’altare tra santa Teresa di Lisieux e santa Cecilia. La parrocchia romana è stata l’ultima che il sacerdote ha guidato, fino al 2000, prima di partire come fidei donum per la Turchia, dove il 5 febbraio 2006 è stato ucciso con due colpi di pistola alle spalle mentre, inginocchiato all’ultimo banco della parrocchia di Santa Maria a Trabzon, pregava con la Bibbia tra le mani.
«Con la sua vita e con la sua morte violenta mostra quanto sia bella una vita spesa per amore e con amore», ha scritto il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin in un messaggio inviato al parroco don Fabio Fasciani in occasione del 19° anniversario del martirio di don Santoro. Nel testo, letto al termine della celebrazione eucaristica presieduta ieri sera, 5 febbraio, dall’arcivescovo Giuseppe Mani, il porporato sottolinea che la memoria di don Andra «deve suscitare in tutti sinceri propositi di sempre più viva adesione a Cristo, di coerente testimonianza dei valori evangelici e di generoso impegno nel servizio del prossimo».
Don Andrea ha esercitato il suo ministero a Villa Fiorelli dal 1994 al 2000. «Era un carissimo amico», ha detto Mani, che lo aveva conosciuto alla fine degli anni ’60 al Seminario Romano Maggiore. Tra loro «si instaurò una vera amicizia spirituale» e il vescovo negli anni lo ha visto «crescere nella preghiera, nell’approfondimento della Parola di Dio e nel desiderio del “sempre di più”». Un desiderio che nel 1980, dopo essere stato vice parroco della parrocchia dei Santi Marcellino e Pietro al Casilino e della parrocchia della Trasfigurazione a Monteverde, lo portò a chiedere, dopo dieci anni di sacerdozio, di trascorre un anno sabatico in Medio Oriente e qualche anno dopo in Terra Santa. Qui tutti coloro che lo conobbero, ha affermato Mani, «rimasero impressionati dalla sua fede e devozione. Cresceva nell’amore a Cristo e nell’intimità con Lui».
Dal 1981 al 1993 fu parroco nel quartiere periferico di Verderocca, dove fondò e costruì la parrocchia Gesù di Nazareth. Poi sarebbe voluto partire, avrebbe voluto «fare il pellegrino», ma Mani lo convinse a diventare parroco di Santi Fabiano e Venanzio. «Fargli accettare quella nomina fu una vera avventura», ha ricordato. Nel 2000 poi don Andrea ottenne dall’allora cardinale vicario Camillo Ruini il permesso di recarsi come fidei donum in Turchia. «Partì, solo, per quella terra, a testimoniare tra i musulmani la fede in Cristo e nella Chiesa – le parole dell’arcivescovo nell’omelia -. È facile, in questo anniversario, nel silenzio della nostra preghiera, immaginarci don Andrea solo nella sua chiesa davanti al Santissimo Sacramento, con la sola Bibbia, in preghiera, magari dopo aver celebrato la Messa in onore di sant’Agata martire. Andrea desiderava Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e tutte le forze, come il vero discepolo, e Dio rispondeva all’amore del suo sacerdote invitandolo a sé».
Prima della liturgia, alla quale hanno partecipato, tra gli altri, le sorelle di don Andrea Maddalena e Imelda, alcuni parrocchiani hanno ricordato «la guida, il padre, il maestro, l’amico». La celebrazione, per don Fabio Fasciani, «non è semplicemente una memoria che lascia con l’amaro in bocca ma una memoria che deve essere sempre piena di gratitudine, un mandato per la comunità parrocchiale. Che il Signore ci insegni a essere all’altezza di questa missione».
6 febbraio 2025

