Don Falcioni: la priorità è la famiglia

Parroco di San Policarpo, segue la pastorale familiare con un’attenzione particolare a situazioni di crisi e difficoltà. Il dialogo con i bambini: «Parlando a loro il messaggio arriva ai genitori»

Spot tv e radio, video e articoli – protagonisti anche i periodici diocesani come Romasette.it iscritti alla Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici) – mettono in luce, nell’ambito della campagna Cei per la sensibilizzazione sul sostegno ai sacerdoti, l’impegno dei presbiteri e le attività promosse grazie alla collaborazione con i laici. Opportunità per richiamare alla corresponsabilità economica verso l’operato dei sacerdoti e sentirsi “Uniti nel dono“. Nella campagna di sensibilizzazione si inserisce il racconto di storie dell’impegno di sacerdoti come quella di oggi dedicata all’esperienza di don Claudio Falcioni, parroco di San Policarpo, nel quartiere romano dell’Appio Claudio

Ha dedicato il suo ministero alle famiglie, mettendosi in cammino con loro, soprattutto con quelle in difficoltà. Ha accolto tutti: separati, divorziati, madri single, vedovi, perché «tutti siamo figli di Dio e tutti fratelli e sorelle». È don Claudio Falcioni, parroco di San Policarpo, all’Appio Claudio. A luglio compirà 70 anni, a maggio 41 di sacerdozio. Prima di entrare in seminario era iscritto alla facoltà di Ingegneria, passione «mai sopita». Gli piace smontare e rimontare i motori delle auto, progettare e costruire circuiti elettronici, assemblare pc. «Ora li utilizzo soltanto», dice. La vocazione l’ha compresa grazie al lungo discernimento fatto con il sacerdote che lo seguiva da giovane, don Franco De Donno, all’epoca viceparroco a San Clemente. «I più cari amici di oggi – racconta – sono gli stessi del gruppo giovani di quella parrocchia. Siamo molto legati. Oggi ognuno ha i suoi acciacchi ma cerchiamo di vederci frequentemente. Siamo una famiglia».

La famiglia, appunto: un termine che nel suo racconto torna spesso, un amore per «un nucleo in cui c’è tutta la vita. La famiglia è essenziale tanto nel sociale quanto nella vita di un sacerdote». Ha cominciato a seguire la pastorale familiare all’inizio del suo ministero, quando era viceparroco al Santissimo Sacramento a Tor de’ Schiavi. «Non l’ho più lasciata», racconta, sottolineando che il suo “pallino” nelle comunità che ha servito è sempre stato quello di creare una “famiglia di famiglie”.

La domenica don Claudio celebra la Messa “dei bambini” perché «parlando a loro il messaggio arriva ai genitori». Segue uno dei tre gruppi di famiglie presenti a San Policarpo, suddivisi in base all’età. «Facciamo un cammino biblico – spiega -. Quest’anno stiamo approfondendo gli articoli del Catechismo della Chiesa cattolica che riguardano la famiglia. Riviviamo il percorso di una Chiesa che si muove secondo la logica del Regno, contestualizzando il suo messaggio nel tempo presente. Ogni anno incontriamo i rappresentanti di associazioni che operano nel sociale. In questi mesi, per esempio, siamo in contatto con due case famiglia di Roma. Due coppie di coniugi del gruppo si stanno formando per diventare genitori affidatari».

Non solo. Fin dall’inizio del suo ministero sacerdotale, don Claudio segue anche il formarsi di una nuova famiglia attraverso il corso prematrimoniale. «Negli anni le cose sono radicalmente cambiate – osserva -. Quarant’anni fa era molto raro incontrare giovani conviventi. Oggi tanti iscritti al corso per fidanzati convivono e qualcuno ha già figli». In passato convolavano a nozze in giovane età, oggi, invece, molti sposi sono vicini agli “anta”. Ma il sacerdote evidenzia anche un’altra differenza sostanziale. «Benché la diminuzione dei matrimoni in chiesa sia evidente, la coppia che arriva all’altare lo fa con maggiore consapevolezza, percepisce una mancanza nell’unione familiare – riflette -. Se prima era impensabile non sposarsi in chiesa, era quasi una tradizione, oggi questa scelta è motivata da una sincera fede. Per molti il matrimonio rappresenta anche un modo per riprendere un cammino di fede interrotto per diverse ragioni».

La presenza in parrocchia di tante famiglie va di pari passo con l’alta partecipazione di bambini e adolescenti. Centoventi gli iscritti al catechismo per l’iniziazione cristiana e oltre 150 quelli che hanno partecipato all’oratorio estivo. Una decina poi i volontari, sia giovani universitari sia pensionati, che ogni sabato, nel salone-teatro parrocchiale, assistono ragazzi e adulti con disabilità psichica e fisica del gruppo Handy. «È un’esperienza di fede viva comunitaria nata 30 anni fa – spiega Flaminio -. Svolgiamo attività ricreative, ludiche, artistiche, intervallate da catechesi e momenti di preghiera. Non mancano le cene in pizzeria, le feste, e l’estate trascorriamo qualche giorno al mare insieme. C’è chi frequenta il gruppo fin dai primi incontri. Lo scopo di Handy non è solo quello di accogliere ma creare un rapporto umano, promuovere la socializzazione camminando al passo dei ragazzi, rispettando i loro ritmi».

Il martedì, il giovedì e il venerdì le sale parrocchiali ospitano il doposcuola rivolto a bambini e ragazzi dai 6 ai 18 anni. Tra i volontari che seguono gli studenti, la maggior parte stranieri, c’è Giulia: ha «da sempre la passione per la matematica» che, racconta, sarebbe sfociata nell’insegnamento se non avesse preso altre strade. Una volta in pensione ha deciso di mettere questa sua passione al servizio dei minori, affiancandoli anche nell’inglese. Il servizio di sostegno allo studio in un quartiere periferico è «importante specie per chi non può permettersi lezioni private – prosegue -. Inoltre con questi ragazzi si costruisce un bel rapporto che favorisce l’integrazione. Seguirli mi dà tanta soddisfazione, specie quando passano dall’odiare la matematica a conseguire ottimi risultati». Tra i servizi pastorali, anche il Centro di ascolto Caritas, che assiste 30 famiglie con la distribuzione mensile di pacchi viveri. Da due anni è inoltre aperta la sartoria etica che accoglie aspiranti sarte, la maggior parte di origine bengalese.

17 febbraio 2025