«Don Matteo: la simpatia, il coraggio e la creatività»

Marco Gnavi, parroco di Santa Maria in Trastevere, parla dell’amico Zuppi, arcivescovo di Bologna, fra i cardinali del prossimo Concistoro

Sono i tratti caratteriali «dell’umiltà, della simpatia empatica e del coraggio creativo» quelli che monsignor Marco Gnavi, parroco di Santa Maria in Trastevere, mette in luce parlando dell’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi, già vescovo ausiliare di Roma, che sarà nominato cardinale da Papa Francesco nel Concistoro del prossimo 5 ottobre. «A don Matteo, come tutti continuano a chiamarlo – racconta -, mi lega un’amicizia di vecchia data, nata quando eravamo adolescenti nel contesto della Comunità di Sant’Egidio. La sua figura di giovane sacerdote ha poi giocato un ruolo importante nella mia vocazione». Fin dagli anni giovanili, «da laico prima e poi come prete novello a servizio dei più poveri nella periferia romana – prosegue -, Matteo ha saputo vivere la dimensione della Chiesa locale nell’incontro diretto e appassionato con chi era stato maggiormente ferito dalla vita, unitamente a una visione universale, aperta al mondo».

In questo senso il sacerdote ricorda «il suo amore per l’Africa e il suo ruolo di operatore di pace negli anni della guerra civile in Mozambico, che fece un milione e mezzo di morti». Zuppi, tra gli autori della mediazione che portò alla firma degli Accordi di pace di Roma e alla fine delle ostilità nello Stato africano, «ha saputo tessere con pazienza e sapienza prospettive di futuro e di riconciliazione». Perché una delle qualità del prossimo porporato, sottolinea ancora Gnavi, «è quella di riuscire a parlare con tutti, senza temere alcun interlocutore e senza nessuna preclusione, interpretando così a pieno la maternità della Chiesa e mostrando la sua fedeltà al Vangelo», che proclama «con la semplicità di chi sa rendersi estremamente comprensibile e con forza, senza paura».

È proprio di «pastori capaci di trasmettere a tutti l’essenzialità del Vangelo e di affrontare la storia con intelligenza, sapendo leggere i segni dei tempi», che oggi, secondo Gnavi, c’è più bisogno; e monsignor Zuppi «è un uomo colto, di grande intelligenza e di intuizione». Per questo «il cardinalato non potrà che rafforzare in lui – aggiunge – la convinzione di accogliere il messaggio evangelico, pronto a viverlo fino in fondo, consapevole che il rosso della porpora richiama anche l’offerta stessa della vita, senza riserve» e conscio del fatto che «la propria esistenza vissuta nel Vangelo può sì esporre al sacrificio ma può pure essere strumento di salvezza e speranza per interi popoli».

Anche da cardinale «non sarà difficile trovarlo presso gli ultimi», evidenzia Gnavi; del resto Zuppi stesso, ricevuta la notizia mentre era in pellegrinaggio a Lourdes, «ha notato come l’annuncio della berretta rossa per lui sia giunta nel giorno in cui veniva proclamato il Vangelo degli ultimi e del capovolgimento apportato nel mondo dallo sguardo d’amore di Dio per chi è più ferito». Quegli ultimi che Zuppi ha servito e incontrato, «creando relazioni umane significative», sia come viceparroco che come parroco a Santa Maria in Trastevere – ruolo in cui gli è succeduto proprio Gnavi – e poi ancora nella comunità periferica romana dei Santi Simone e Giuda Taddeo, a Torre Angela. «Ogni volta che ha lasciato una parrocchia – ricorda il sacerdote – tutti si sentivano orfani ma nessuno lo è mai perché la maternità della Chiesa ha tanti volti e don Matteo non lascia solo nessuno: ognuno trova un posto nel suo cuore, anche se lontano»; ancora, Gnavi evidenzia come «c’è proprio nelle sue fibre una dimensione di memoria affettiva e di paternità ecclesiale per ciascuno, che sia un intellettuale o un rom, perché quello di don Matteo è davvero un popolo variegato».

Anche il suo ingresso a Bologna «fu una festa con migliaia di persone – ricorda -: senza dubbio a precedere don Matteo era stata la sua buona fama di autentico pastore». Perché è evidente che «la sua umanità ha sempre lasciato un segno, e continuerà a lasciarlo – conclude Gnavi -, e io gioisco per questa nomina insieme a tutti coloro che gli sono amici, esprimendogli l’augurio di vivere secondo il cuore e gli occhi di Papa Francesco questa nuova e grande avventura di amore per la Chiesa tutta».

9 settembre 2019